SPIRITO LIBERO E INDOMITO. IL FORUM DI CHI NON AMA CANTARE NEL CORO DEI PIU'.

LUCI E OMBRE DELLA STORIA - IL CONSENSO NELLA GERMANIA NAZISTA.

Anonymous - Lun Lug 23, 2007 5:33 pm
Oggetto: IL CONSENSO NELLA GERMANIA NAZISTA.
Ho appena adesso finito di leggere questa ottima analisi di Jacob G. Hornberger (il suo sito:
) e pur non condividendola in alcuni punti l'ho trovata di notevole qualità ed onestà intellettuale.

E' in due parti, un pò lunga, in un inglese decisamente semplice. Se riuiscirò a trovare il tempo ne posterò una traduzione completa ma intanto ve la segnalo volentieri:



La pagina contiene anche il link alla seconda parte.

Intanto però inserisco una citazione che trovo estremamente attuale:

"Voce popolare o no, il popolo può essere sempre guidato verso la volontà dei suoi capi. E' facilissimo.
Tutto quello che si deve fare è dire al popolo che ci si trova sotto attacco, e accusare i pacifisti di mancanza di patriottismo e per mettere in pericolo il paese.
Funziona nello stesso modo in tutti i paesi."


Hermann Goering

Exclamation

P.S. Dello stesso autore tradurrò, questo altrointeressantissimo pezzo:



E' decisamente illuminante.

Exclamation

Chris, per mantenere la continuità del testo ti sposto qui:

Chris Steelhard ha scritto:
" il popolo può essere sempre guidato verso la volontà dei suoi capi. E' facilissimo:
Tutto quello che si deve fare è dire al popolo che ci si trova sotto attacco, e accusare i pacifisti di mancanza di patriottismo e per mettere in pericolo il paese.
Funziona nello stesso modo in tutti i paesi."


George W. Bush

11/9 ?

Anonymous - Lun Lug 23, 2007 6:17 pm
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Citazione:


Dal sito di




Mi ha sempre interessato moltissimo capire perché il popolo tedesco avesse sostenuto Hitler ed il regime nazista. Dopo tutto ad ogni scolaro americano è stato insegnato a scuola che Hitler e le sue coorti naziste erano l’epitome del Male.

Come è potuto accadere che i normali cittadini tedeschi sostenessero gente che era così ovviamente mostruosa per natura?

Contro la marea nazista ci fu un notevole gruppo di giovani conosciuti come “Rosa Bianca”.
Guidata da Hans e Sophie Scholl, un fratello ed una sorella tedeschi, studenti dell’Università di Monaco, la Rosa Bianca era composta da studenti ed un professore che rischiarono le loro vite per diffondere opuscoli anti-governativi durante la II Guerra Mondiale.
Il loro arresto ed il successivo processo sono descritti nel film tedesco “Sophie Scholl: gli ultimi giorni”, recentemente diffuso in USA in DVD.

Di tutti i saggi sulla libertà che ho scritto negli ultimi 20 anni il mio preferito rimane “La Rosa Bianca: una lezione sul Dissenso.” che è stato successivamente ristampato in “Voci dell’Olocausto”, un’antologia sull’Olocausto per gli studenti delle scuole superiori.
La storia della Rosa Bianca è il più notevole caso di coraggio in cui io mi sono mai imbattuto: mi ha anche ispirato una visita all’Università di Monaco, alcuni anni fa, dove parti degli opuscoli della Rosa Bianca sono state permanentemente incisi su mattoni in una piazza all’entrata dell’ateneo.

In contrasto con il film sugli Scholl c’è una ltro recente film tedesco, “La Caduta”, che descrive dettagliatamente gli ultimi giorni di Hitler nel bunker, dove poi si suicidò all’approssimarsi della fine della guerra.
Fra le persone attorno ad Hitler c’era la ventiduenne Traudl Junge, che fu la sua segretaria dal 1942 e che lo servì fedelmente in quel ruolo fino alla fine.
Per me la parte più sorprendente del film è verso la fine, quando la vera Traudl Junge (cioè non l’attrice che la interpreta nel film) dice:

“Di tutti gli orrori di cui ho udito… mi sono assicurata di non essere personalmente colpevole. E che non sapevo assolutamente niente circa la loro enormità. Ma un giorno mi sono imbattuta in una targa alla memoria dei Sophie Scholl nella Franz-Josef Strasse…, e in quel momento ho capito che sarebbe stato possibile fare in modo di sapere quelle cose.”

Dunque ci furono due diverse vie prese dai cittadini tedeschi. La maggior parte di loro prese la stessa strada scelta da Traudl Junge: sostenere il proprio governo durante una crisi profonda. Pochi tedeschi invece scelsero la strada degli Scholl: opporsi al proprio governo nonostante la profonda crisi che attraversava il loro paese.

Perché questa differenza? Perché alcuni tedeschi sostennero Hitler mentre altri gli si opposero?

Ogni americano dovrebbe prima di tutto domandarsi cosa egli avrebbe fatto se fosse stato un cittadino tedesco durante il regime di Hitler. Avrebbe sostenuto ilproprio governo o si sarebbe opposto ad esso, non soltanto negli anni ’30 ma anche dopo lo scoppio della II GM?

In verità, una cosa è considerare la Germania nazista retrospettivamente e dal comodo punto di vista del cittadino estero che ha sempre sentito fin dalla nascita parlare dei campi di sterminio di Hitler e della mostruosa natura di Hitler.

Guardiamo quei vecchi films sgranati di Hitler che fa i suoi plateali discorsi e la nostra reazione automatica è che non avremmo mai sostenuto quell’uomo ed il suo partito.

Ma è cosa completamente diversa mettersi nei panni di un normale cittadino tedesco del tempo e domandarsi: “Che cosa avrei fatto al suo posto?”.

Ciò che noi oggi spesso dimentichiamo è che molti tedeschi non sostenevano Hitler all’inizio degli anni ’30. Tenete presente che nelle elezioni presidenziali del ’32 Hitler ebbe solo il 30,1% dei suffragi nazionali. Nel successivo ballottaggio ebbe solo il 36.8%. Fu solo quando il Presidente Hindenburg lo nominò cancelliere, nel ’33, che Hitler cominciò a consolidare il proprio potere.

Fra i principali fattori che spinsero i tedeschi a sostenere Hitler durante gli anni ’30 ci fu la tremenda crisi economica conosciuta come la Grande Depressione, che aveva colpito la Germania tanto quanto gli USA e altri paesi del mondo. Che cosa fece la maggior parte dei tedeschi per reagire alla crisi. Esattamente lo stesso che fecero gli americani: si guardarono attorno alla ricerca di un leader forte in grado di portarli fuori da quella crisi.




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Anonymous - Lun Lug 23, 2007 6:55 pm
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Hitler e Franklin D. Roosevelt.

In effetti c’è una notevole similarità fra la politica economica messa in atto da Hitler e quella di F.D. Roosevelt.
Tenete presente che, prima di tutto, i nazional-socialisti tedeschi credevano fortemente nella Sicurezza Sociale, che anche Roosevelt aveva introdotto in USA come parte del New Deal.

Tenete anche presente che i nazisti credevano anche fortemente in altri schemi socialisti pubblici (cioè governativi) some l’educazione e il servizio sanitario nazionale.

Di fatto tendo a pensare che solo pochissimi americani si rendono conto che il servizio sanitario nazionale, l’istruzione pubblica, il Medicare e il Medicaid, affondano le loro radici nel socialismo tedesco.

Hitler e Roosevelt in effetti condividevano un impegno commune verso programmi di collavorazione fra governo ed industria privata.

Infatti, fin quando la Suprema Corte non lo ha dichiarato incostituzionale, il Piano di Recupero Industriale Nazionale voluto da Roosevelt, che cartolarizzò l’industria americana, assieme alla sua campagna di propaganda Blue Eagle, si rifaceva allo stesso tipo di fascismo economico che Hitler stesso stava introducendo in Germania, esattamente come stava facendo al tempo Mussolini in Italia.

Come fa notare John Toland nel suo “Adolf Hitler”, “Hitler aveva una genuina ammirazione per il modo deciso con cui Roosevelt aveva preso le redini del suo governo. Ho simpatia per Roosevelt, disse ad un corrispondente del New York Times due mesi dopo, perché marcia diritto verso i suoi obiettivi superando il Congresso, le lobbies e la burocrazia.
Hitler proseguì notando che lui era l’unico leader in Europa che avesse espresso “la propria comprensione dei metodi e delle motivazioni del Presidente Roosevelt.”

Srdja Trifkovic, editore responsabile per gli affari esteri della rivista Chronincles, affermò nel suo articolo: “FDR e Mussolini: una storia di due Fascismi.” che “Roosevelt e il suo Trust di Cervelli, gli architetti del New Deal, furono affascinati dal fascismo italiano, un termine che a quel tempo non aveva significato peggiorativo."
In America era visto come un nazionalismo economico costruito attorno alla pianificazione del consenso da elites ben consolidate nel governo, nel mondo dell’industria ed in quello del lavoro.

Sia Hitler che Roosevelt credevano che massicce iniezioni di spesa pubblica sia nel settore del benessere sociale che in quello militar-industriale fossero un ottimo metodo per portare prosperità economica ai propri paesi.

Come spiegò il famoso economista J.K. Galbraith:
“Hitler inoltre anticipò la politica economica moderna…, col comprendere che un rapido approccio all’occupazione totale era possibile soltanto tramite il controllo di prezzi e salari. Non deve quindi sorprendere che una nazione oppressa dall’insicurezza economica abbia corrisposto ad Hitler come gli americani a F.D.R.”

Uno dei migliori progetti portati a termine da Hitler fu la costruzione della rete nazionale autostradale, un progetto di massicci lavori pubblici di impostazione socialista che alla fine fece da modello al sistema delle autostrade interstatali in USA.

Alla fine degli anni ’30 quindi, molti tedeschi avevano di Hitler la stessa percezione che gli americani avevano di Roosevelt.

Credevano onestamente che Hitler stesse portando la Germania fuori della Grande Depressione.

Per la prima volta dal Trattato di Versailles, che aveva posto fine alla I GM con condizioni letteralmente umilianti per la Germania, il popolo tedesco stava riguadagnando un senso di orgoglio di sé stesso e del proprio paese e di ciò attribuivano il merito a Hitler e alla sua forte capacità di leadership durante la grave crisi nazionale.

Toland fa notare, nella sua biografia di Hitler, come i tedeschi non fossero i soli ad ammirare Hitler durante gli anni ’30:

“Churchill una volta fece un invidioso complimento al Fuhrer in una lettera al Times: Mi sono sempre augurato che se la Gran Bretagna dovesse essere battuta in una guerra si possa almeno trovare un Hitler che ci riportasse al nostro giusto posto nel consesso delle nazioni.”
Hitler inoltre credeva fortemente nel servizio nazionale, specialmente per i giovani tedeschi.
E questo era lo scopo della Gioventù Hitleriana – inculcare nei giovani il concetto che avevano il dovere di dedicare almeno una parte della loro vita alla società.
Era un’idea che riecheggiava anche nell’atmosfera che permeava gli USA negli anni ’30.




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Anonymous - Mar Lug 24, 2007 11:04 am
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Hitler e l’anti-semitismo.


Mentre i politici americani contemporanei non cessano mai di ricordarci che Hitler era l’incarnazione del male la domanda che dobbiamo porci è questa: fu facilmente individuato come tale negli anni ’30, non soltanto dai tedeschi ma anche da altri popoli, specialmente da quelli che credevano nell’idea della necessità di un leader forte in un periodo di grave crisi?

Tenete presente che mentre Hitler e le sue schiere stavano perseguitando e periodicamente arrestando gli ebrei tedeschi man mano che gli anni ’30 avanzavano, fino a culminare nella “notte dei cristalli”, quando decine di migliaia di ebrei furono catturati e portati in campi di concentramento, questi fatti non erano esattamente il tipo di cosa che suscitava maggior sdegno fra i politici americani, molti dei quali per primi essi stessi fortemente anti-semiti.

Per esempio, quando Hitler offrì di lasciar partire gli ebrei tedeschi il governo USA si avvalse degli strumenti di controllo dell’emigrazione per impedirne l’arrivo nel proprio paese.

Infatti, come fa notare Arthur D. Morse nel suo libro “Mentre 6 milioni morivano: cronaca dell’apatia americana.”, nel novembre del ’38, cinque giorni dopo la “notte dei cristalli”, ad una conferenza stampa alla Casa Bianca un giornalista chiese a Roosevelt: “Suggerirebbe un alleggerimento delle nostre restrizioni all’immigrazione in modo che profughi ebrei possano essere accolti nel nostro paese?” E il presidente replicò: “Attualmente non è previsto. Abbiamo il sistema delle quote.”

Non possiamo neppure tralasciare, nel 1939, dunque dopo la “notte dei cristalli”, il tristemente famoso “viaggio dei dannati”, quando le autorità americane rifiutarono ad un gruppo di ebrei a bordo del transatlantico tedesco St.Louis il permesso di sbarco al porto di Miami, pur sapendo che sarebbero dovuti tornare nelle grinfie di Hitler nella Germania nazista.
(Il Museo dell’olocausto di Washington contiene un’ottima esposizione di documenti circa l’indifferenza del governo USA verso la sorte degli ebrei sotto il regime hitleriano; un periodo oscuro della storia americana su cui non si richiama mai l’attenzione di troppi americani durante gli studi scolastici.)


Andate a leggere su questo blog
la dettagliata e quasi pittorica descrizione della residenza estiva di Hitler in Baviera, riportata dalla prestigiosa rivista britannica “Case e giardini”, pubblicata nel novembre del ’38.

Ora domandatevi: se era così ovvio ed evidente negli anni ’30 che Hitler era l’incarnazione del male, secondo voi un prestigioso editore avrebbe corso il rischio di perdere i suoi lettori pubblicando quell’articolo?

E non dimentichiamo neppure che fu la Germania di Hitler che ospitò le grandi Olimpiadi del 1936, alle quali parteciparono USA, Gran Bretagna e moltissimi altri paesi. Domandatevi perché l’hanno fatto.

La Grande Depressione non era l’unico fattore che portava il popolo a sostenere Hitler: c’era nei tedeschi un timore sempre presente del comunismo. Infatti, è possibile affermare che durante gli anni ’30 la Germania stesse affrontando lo stesso tipo di “guerra fredda” contro l’URSS che si ebbe poi fra USA e URSS fra il ’45 e l’89.

Sempre fin dal caos della I GM la Germania dovette affrontare l’ovvio rischio di essere conquistata dai comunisti, minaccia poi concretizzatasi per la Germania Est alla fine della II GM.

Era una minaccia che Hitler, come anche i successivi presidenti americani, usò come giustificazione per aumentare le assegnazioni di fondi al complesso militar-industriale.

Il pericolo costante del comunismo sovietico portò molti tedeschi a sostenere il proprio governo esattamente come successivamente ha portato molti americani, al tempo della “guerra fredda”, a sostenere un grosso governo ed un forte complesso militar-industriale in USA.



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Anonymous - Mar Lug 24, 2007 11:40 am
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La guerra di Hitler al terrorismo.

Uno degli eventi più scottanti della storia tedesca si verificò poco dopo l’insediamento di Hitler come cancelliere.
Il 27 febbraio 1933, in quello che può essere facilmente considerato l’11 settembre di quel tempo, terroristi tedeschi attaccarono con bombe incendiarie il palazzo del Parlamento tedesco.

Non dovrebbe sorprendere alcuno che Adolf Hitler, uno dei più forti leaders politici che la storia ricordi, abbia dichiarato guerra al terrorismo ed abbia chiesto al Reichstag (il parlamento tedesco) poteri speciali temporanei per combattere l’emergenza terrorismo.

Affermando appassionatamente che tali poteri erano necessari per proteggere la libertà e la sicurezza del popolo tedesco, Hitler convinse i legislatori tedeschi ad assegnargli i poteri straordinari di cui aveva bisogno per affrontare la minaccia del terrorismo.

Quello che fu poi conosciuto come “Atto di autorizzazione” consentiva ad Hitler di sospendere “temporaneamente” le libertà civili finché la crisi non fosse stata superata.

Non sorprendentemente, comunque, la minaccia del terrorismo non fu mai debellata e i poteri speciali “temporanei” di Hitler, che venivano periodicamente rinnovati dal Reichstag, erano ancora suoi quando si tolse la vita dodici anni dopo.

E’ dunque così sorprendente che i comuni cittadini tedeschi accettassero di sostenere la sospensione delle libertà civili, disposta dal loro governo, per combattere la minaccia del terrorismo, specialmente dopo l’attacco terroristico al Reichstag?

Durante gli anni ’30 gli USA si confrontavano con la Grande Depressione e molti americani erano d’accordo con la richiesta di Roosevelt di maggiori poteri speciali, incluso il potere di controllare le attività economiche e confiscare l’oro della gente.

Durante la “guerra fredda” il timore del comunismo indusse gli americani a permettere al governo di devolvere enormi somme dalle entrate fiscali per finanziare il complesso militar-industriale e permettere ai loro governanti di mandare più di 100.000 soldati americani incontro alla morte in guerre non dichiarate in Korea e Vietnam.

Sin dagli attentati dell’11 settembre gli americani sono stati ben felici di consentire al proprio governo di calpestare libertà civili fondamentali, incluso l’habeas corpus, di coinvolgere la nazione in una non dichiarata guerra d’aggressione in Iraq, e di profondere somme sempre crescenti di denari nel complesso militar-industriale, tutto in nome della “guerra al terrorismo”.



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Anonymous - Mar Lug 24, 2007 11:56 am
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Crisi e libertà.

Mentre gli americani affrontavano queste tre crisi – la Grande depressione, la minaccia comunista e la guerra al terrorismo, in tre tempi diversi – il popolo tedesco durante il regime di Hitler si trovò ad affrontare le stesse tre crisi in un lasso di tempo più breve.
Su questa base perché qualcuno dovrebbe sorprendersi del fatto che moltissimi tedeschi abbiano scelto di sostenere il proprio governo durante ognuna di quelle crisi?

Persino Sophie Scholl e suo fratello Hans aderirono entusiasticamente alla Gioventù Hitleriana quando erano alla scuola superiore. Nella situazione di crisi sempre crescente degli anni ’30 milioni di tedeschi scelsero di sostenere il proprio governo e di acclamare entusiasticamente i propri leaders, accettando le loro scelte politiche e mandando i propri figli nel servizio nazionale, e guardando dall’altra parte quando il governo cominciò a diventare oppressivo.

Fra i pochi che scelsero di opporsi ci furono Robert e Magdalena Scholl, i genitori di Hans e Sophie, che gradualmente indirizzarono le menti dei propri figli verso la realtà.

Le tre maggiori crisi affrontate dalla Germania negli anni ’30 – depressione economica, comunismo, terrorismo – sfumano nell’insignificanza quando le si paragoni alla crisi che la Germani adovè affrontare durante gli anni ’40 – la II GM, la crisi che minacciava, almeno nella mente di Hitler e di suoi, l’esistenza stessa della Germania.

Il fatto che Hans e Sophie Scholl e altri studenti tedeschi con loro abbiano cominciato a distribuire volantini che incitavano i tedeschi ad opporsi al proprio governo nel bel mezzo di una guerra immane, quando soldati tedeschi morivano su due fronti, rende la storia della Rosa Bianca ancor più notevole e, forse, anche un po’ scomoda per alcuni americani.

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E qui finisce la prima parte..., adesso attacchiamo la seconda..., dovevo farlo di mestiere...
Rolling Eyes

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Anonymous - Mar Lug 24, 2007 12:21 pm
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- Seconda Parte.

La parte più rimarchevole del film “Sophie Scholl: gli ultimi giorni” è la scena del processo, che è basata su archivi tedeschi scoperti di recente. Sophie e suo fratello Hans, assieme all’amico Christoph Probst, sono davanti al tristemente famoso Roland Freisler, presidente del Tribunale del Popolo, che Hitler aveva immediatamente inviato a Monaco dopo che la Gestapo aveva effettuato l’arresto.

Il Tribunale Popolare era stato istituito da Hitler come parte del progetto governativo di guerra al terrorismo dopo l’attacco al Reichstag. Insoddisfatto dell’indipendenza della magistratura durante i processi ai sospetti attentatori, Hitler aveva istituito il Tribunale del Popolo per assicurarsi che i terroristi ed i traditori ricevessero la sentenza e la punizione “appropriate”.

Le udienze si tenevano a porte chiuse per esigenze di sicurezza nazionale, cosa che spiega perché fu impedito l’accesso ai genitori di Hans e Sophie, quando tentarono di entrare.

Al processo Freisler inveì contro i tre giovani davanti a lui accusandoli di essere ingrati traditori per aver cospirato contro il proprio governo durante la guerra. La sua enfatica prosa andò al nocciolo del perché molti tedeschi sostenessero Hitler durante la II GM.

Fin dai prima livelli delle scuole pubbliche (cioè statali) veniva insegnato ai ragazzini tedeschi che in tempo di guerra era dovere specifico di ogni tedesco correre in aiuto del proprio paese, che nella mente delle autorità tedesche, era sinonimo di governo tedesco.
Finchè perdurava lo stato di guerra non poteva esserci tempo per discussioni ed obiezioni, almeno fin quando la guerra non fosse terminata.

Veniva spiegato che l’opposizione alla Guerra avrebbe demoralizzato le truppe e, conseguentemente, danneggiato lo sforzo bellico. In conseguenza di ciò l’opposizione al governo (e all’esercito) era considerato tradimento.

Tenete presente che, nel 1943, quando gli Scholls furono catturati mentre distribuivano volantini contro la guerra ed il governo, la Germania stava lottando su due fronti per la propria sopravvivenza: a Est contro i sovietici e a Ovest contro Gran Bretagna e USA.

Migliaia di soldati tedeschi morivano sui campi di battaglia, specialmente in URSS. Che il popolo tedesco fosse d’accordo o no, ci si aspettava che sostenesse il proprio esercito, cioè lo sforzo bellico.



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Anonymous - Mar Lug 24, 2007 12:53 pm
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Bugie e guerra di aggressione.

Si potrebbe obiettare che, dato che la Germania nel conflitto era l’aggressore, il popolo tedesco avrebbe dovuto rifiutarsi di sostenere la Guerra.

Però questa obiezione trascura un punto molto importante: che nella mente di moltissimi tedeschi la Germania non era l’aggressore ma piuttosto la nazione che si stava difendendo. Dopo tutto era quello che era loro stato detto dai loro governanti.

La nazione che aggredisce tenterà inevitabilmente di manipolare gli eventi in maniera tale da apparire la vittima – cioè la nazione che si sta difendendo da un’aggressione.

In quel modo i governanti potranno dire alla popolazione: “Siamo innocenti! Stavamo solo pensando agli affari nostri quando siamo stati aggrediti.”

Naturalmente la popolazione dedurrà che non c’era niente da fare per impedire la guerra e sarà quindi maggiormente disposta a difendere il proprio paese dagli aggressori.

Questo è esattamente quanto accadde con l’invasione tedesca della Polonia, che precipitò il mondo nella II GM. Dopo varie settimane in cui la tensione fra le due nazioni continuava a crescere truppe tedesche alla frontiera polacco-tedesca furono attaccate da truppe polacche.

Hitler seguì il sempre valido antico schema di annunciare drammaticamente che la Germania era stata attaccata dalla Polonia e che era quindi necessario che la Germania, per difendersi, contrattaccare ed invadere la Polonia.

C’era comunque un grosso problema, di cui il popolo tedesco non era a conoscenza: le truppe polacche che avevano effettuato l’attacco erano in realtà truppe tedesche in uniformi polacche.
In altre parole, i governanti tedeschi avevano mentito per circa le cause della guerra.

Ora qualcuno potrebbe osservare che i tedeschi non avrebbero dovuto credere automaticamente a Hitler, specialmente sapendo che nella storia I governanti hanno sempre mentito per quanto riguarda su tutte le questioni di Guerra.
Ma i tedeschi accettarono il principio che avevano il diritto ed il dovere di riporre la propria fiducia nei propri dirigenti.

Dopotutto i tedeschi ritenevano che i loro governanti avessero accesso ad informazioni che il popolo non aveva; ed erano inoltre convinti che il loro governo non avrebbe mai mentito su un argomento così importante come una guerra.

Tenete inoltre presente che sotto il regime nazista solo Hitler aveva il potere di decidere di portare la nazione in guerra. Poteva sì consultarsi col Reichstag, o informarlo dei propri piani, ma non aveva bisogno del suo assenso per dichiarare e combattere una guerra contro un’altra nazione. Lui, e lui solo, aveva questo potere.

Conseguentemente, dato che non era obbligato ad assicurarsi una dichiarazione di guerra da parte del Reichstag prima di invadere la Polonia, non c’era alcun modo di verificare se le sue proteste di un attacco polacco fossero effettivamente vere.

Dopo il “contrattacco” tedesco contro la Polonia, l’Inghilterra e la Francia dichiararono guerra alla Germania. (Stranamente però nessuno dei due paesi dichiarò guerra all’URSS che aveva anch’essa invaso la Polonia subito l’attacco tedesco.)

Così, nelle menti dei tedeschi, Inghilterra e Francia erano corse in aiuto dell’aggressore polacco, motivando quindi la necessità della Germania di difendersi da queste tre nazioni.



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Anonymous - Mar Lug 24, 2007 2:57 pm
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Lealtà e obbedienza agli ordini.

Ci si aspettava, naturalmente, che i soldati tedeschi facessero il loro dovere ed eseguissero gli ordini del loro comandante in capo.

Nel sistema tedesco non spettava certo al singolo soldato esprimere un proprio giudizio se la Germania nel conflitto fosse l’aggressore, oppure se Hitler avesse mentito circa le ragioni dell’entrata in guerra.

Così i soldati tedeschi, sia protestanti che cattolici, capivano che era potevano uccidere i soldati tedeschi con la coscienza pulita perché, di nuovo, non spettava al singolo soldato decidere della liceità di quella guerra.

Poteva affidare quella decisione ai suoi ufficiali superiori e ai suoi leaders politici e semplicemente decidere che l’ordine di invasione era moralmente e legalmente giustificato.

Dopo che le truppe furono impegnate in battaglia anche la maggior parte dei civili tedeschi comprese quale era il proprio dovere: sostenere le truppe che ora stavano combattendo e morendo sul campo di battaglia per il proprio paese, la madrepatria.
Il tempo per il dibattito e la discussione sulle cause della guerra avrebbe dovuto aspettare fino alla fine del conflitto.

Hermann Goering, ideatore della Gestapo, spiegò così la strategia:

“Perché, naturalmente, il popolo non vuole la guerra… Perché un povero diavolo di contadino in una fattoria dovrebbe voler rischiare la vita in una guerra quando il meglio che può ricavarne è il tornare a casa intero? E’ ovvio che la gente non voglia la guerra, né in Russia, né in Inghilterra né in America e, quanto a questo, neppure in Germania. Questo è chiaro.
Ma, dopo tutto, sono i leaders del paese che ne definiscono la politica ed è sempre abbastanza semplice portare con sé il popolo, che si tratti di una democrazia o di una dittatura fascista, di un parlamento o di una dittatura comunista.

"Voce popolare o no, il popolo può essere sempre guidato verso la volontà dei suoi capi. E' facilissimo. Tutto quello che si deve fare è dire al popolo che ci si trova sotto attacco, e accusare i pacifisti di mancanza di patriottismo e per mettere in pericolo il paese. Funziona nello stesso modo in tutti i paesi."




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Anonymous - Mar Lug 24, 2007 3:38 pm
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Riconoscere il male ed opporvisi.

Qualcuno potrebbe obiettare che i tedeschi, diversamente dai popoli di altre nazioni, non avrebbero dovuto fidarsi dei propri governanti e sostenerli durante la guerra perché era ovvio che Hitler e i suoi tirapiedi erano malvagi.

La difficoltà con questa argomentazione, comunque, è che durante gli anni ’30 molti tedeschi e anche molti stranieri non erano giunti alla conclusione automatica che Hitler fosse malvagio.

Al contrario, come abbiamo visto nella prima parte di questo articolo, molti di loro videro Hitler come un governante che esercitava lo stesso tipo di forte leadership che Roosevelt stava esercitando per portare gli USA fuori della Grande Depressione e, di fatto, attuando in gran parte gli stessi programmi che Roosevelt stava attuando in USA.

(Per maggiori informazioni su questo punto si veda anche l’ottimo libro di Wolfgang Schivelbusch pubblicato l’anno scorso “Tre New Deals: riflessioni sull’America di Roosevelt, l’Italia di Mussolini e la Germania di Hitler – 1933 / 1939)

Inoltre, se è vero che durante gli anni ’30 Hitler stava opprimendo e maltrattando gli ebrei tedeschi, molti altri popoli in altre nazioni del mondo non se ne curavano, perché l’anti-semitismo non era assolutamente limitato alla Germania ma invece molto presente anche in molte altre parti del globo.

Non dimentichiamo, appunto come Roosevelt si sia avvalso dei controlli sull’immigrazione per impedire l’immigrazione degli ebrei tedeschi negli USA.
Persino nel 1938 le autorità statunitensi rifiutarono di lasciar sbarcare gli ebrei tedeschi della St.Louis nel porto di Miami, pr sapendo che avrebbero dovuto tornare nella Germania di Hitler.

Persino dopo lo scoppio della Guerra, quando la durezza della minaccia nazista contro gli ebrei raggiunse punte elevatissime, il labirinto in costante movimento delle leggi sull’immigrazione impedì ad Anna Frank ed alla sua famiglia, assieme a molte altre famiglie ebree, di immigrare negli USA.

Si potrebbe dire che il popolo tedesco avrebbe dovuto smettere di sostenere il proprio governo una volta che incominciò l’olocausto. Ci sono però due problemi connessi a questa argomentazione.

Il primo è che il popolo tedesco non aveva idea di ciò che accadeva nei campi della morte e il secondo, che non volevano sapere.
Dopotutto, i campi della morte e l’olocausto non furono scoperti se non dopo che la guerra era ben avanti e quando il potere di Hitler sul popolo tedesco era assoluto, e brutale.

In che modo si suppone che il cittadino tedesco medio potesse sapere quello che accadeva nei campi?
Supponiamo che un tedesco si facesse una passeggiata fino ad un campo, bussasse alla porta e dicesse: “Ho sentito dire che in questo campo maltrattate i prigionieri. Voglio entrare e condurre una ispezione del posto.”
Quale pensate che sarebbe stata la risposta?
Molto verosimilmente sarebbe stato invitato ad entrare, come ospite permanente e con una previsione di vita molto abbreviata.

Dopotutto, quale governo permetterà ai propri citatdini di conoscere le proprie operazioni più segrete, specialmente in tempo di guerra? Neppure il governo USA lo fa.

Per esempio: cosa pensate che succederebbe se un cittadino americano oggi scoprisse l’ubicazione di uno degli impianti segreti della CIA oltremare e si presentasse all’ingresso dicendo: “Ehi, corre voce che torturiate la gente qui. Vorrei entrare e fare un’ispezione per appurare se queste voci sono vere.”

Qualcuno può onestamente pensare che la CIA lascerebbe entrare questa persona in una di quelle località ultra-segrete?

Ora immaginate una situazione in cui gli USA stiano combattendo una guerra per la sopravvivenza contro, diciamo, la Cina da una parte e una coalizione di paesi medio-orientali dall’altra.

Supponiamo anche che gli USA siano certi di perdere la guerra e che le truppe nemiche si stiano lentamente ma inesorabilmente avvicinando al presidente e al suo staff.

Quante le possibilità che la CIA permetta ad un cittadino americano di ispezionare le proprie prigioni in tali circostanze? In verità, quante possibilità ci sono che un cittadino americano decida di fare una simile domanda in tale circostanza?

La maggior parte dei tedeschi non voleva sapere cosa accadeva ne campi di concentramento. Se avessero saputo che accadevano brutte cose le loro coscienze avrebbero cominciato a preoccuparli, cosa che avrebbe potuto spingerli a intraprendere azioni volte ad arrestare le male azioni, cosa che poteva rivelarsi pericolosa.

Era più facile – e più sicuro – guardare da un’altra parte e semplicemente affidare le decisioni importanti ai propri governanti. In quel modo, si credeva, il governo piuttosto che l’individuo avrebbe sopportato le conseguenze morali e legali delle azioni sbagliate che il governo commetteva in segreto.

Naturalmente i governanti incoraggiavano questo atteggiamento mentale di conscia indifferenza. Non preoccupatevi con queste cose, suggerivano, lasciatele a noi – dopo tutto siamo in guerra e queste cose è meglio che restino affidate a chi governa.


E’ indubbio che quando la II GM era ormai ben avanti alcuni tedeschi stessero cominciando a pensare che il tempo giusto per protestare era passato con gli anni ’30, quando i tedeschi stavano cercando “un capo forte” che li guidasse fuori delle “crisi” e delle “emergenze”, quando le proteste contro il governo erano molto meno pericolose.



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Anonymous - Mar Lug 24, 2007 4:09 pm
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Patriottismo e coraggio.

Tutto questo, ovviamente, getta una gran luce su Sophie e Hans Scholl e gli altri membri della Rosa Bianca, una luce che anche molti americani potrebbero trovare scomoda.

Dopotutto è facile per un americano guardare la Germania nazista dalla prospettiva esterna e con il beneficio della conoscenza storica, soprattutto dell’olocausto.

La domanda interessante comunque è: “Cosa avrebbero fatto gli americani se fossero stati cittadini tedeschi durante la II GM?
Si sarebbero opposti al loro governo, come fecero i membri della Rosa Bianca, oppure avrebbero sostenuto il proprio governo, specialmente sapendo che i loro soldati combattevano e morivano sul campo di battaglia?"


In uno dei loro volantini i membri della Rosa Bianca scrivevano: Noi siamo la vostra cattiva coscienza.” Essi chiedevano ai tedeschi di sollevarsi al di sopra del vecchio e degenerato concetto di patriottismo che sottintendeva il sostenere ciecamente il proprio governo in tempo di guerra.

Essi chiedevano ai soldati tedeschi di ribellarsi al vecchio, degenerato concetto di cieca obbedienza agli ordini.
Essi chiedevano ai tedeschi di investigare apertamente sulle voci di quello che le autorità tedesche stavano facendo agli ebrei nei campi di concentramento.
Essi chiedevano ai cittadini tedeschi, civili e militari, di esprimere un giudizio indipendente sia su Hitler che sulla guerra; di ritenere sia il governo che la guerra immorali ed illegtittimi e di intraprendere le azioni necessarie per porre fine ad entrambi.

Essi chiedevano ai tedeschi di abbracciare un concetto diverso e più elevato di patriottismo – un patriottismo che comportasse la devozione ad un insieme di principi e valori morali piuttosto che cieca ossequienza al proprio governo in tempo di guerra.

E’ il tipo di patriottismo che comporta l’opposizione al proprio governo, specialmente in tempo di guerra, quando il proprio governo sia coinvolto in una condotta che viola quei principi e valori morali.

La storia della Rosa Bianca è una delle più notevoli storie di coraggio nella storia. Al processo Christoph Probst chiese a Freisler di aver salva la vita, richiesta comprensibile dato che sua moglie aveva recentemente dato alla luce il loro terzo figlio.

Né Sophie, né suo fratello Hans batterono ciglio. Sophie disse a muso duro a Freisler che la guerra era persa e che si stavano sacrificando i soldati tedeschi al niente assoluto, un’affermazione che, dagli sguardi degli alti ufficiali presenti al processo, colpì nel segno.

Sophie disse anche che un giorno lo stesso Freisler e i suoi si sarebbero trovati alla sbarra per essere giudicati per i loro crimini.

Bruscamente gli disse: “Qualcuno, dopotutto, doveva pur iniziare. Molti altri credono in ciò che noi abbiamo scritto e detto: Solo non hanno il coraggio di dirlo come abbiamo fatto noi.

Freisler emise molto rapidamente la sentenza già decisa – colpevole – e li condannò a morte, sentenza eseguita per decapitazione tre giorni dopo l’arresto.
Dopotutto, come dichiarò Freisler, Sophie, Hans e Christoph si erano opposti al proprio governo in tempo di guerra.
Per la mentalità di Freisler e, invero, per quella di molti tedeschi, quale miglior prova di tradimento di quella?

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Fine.


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