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ATTUALITA' - La farsa tra Ahmadinejad e la comunità ebraica romana

Anonymous - Gio Giu 05, 2008 5:00 pm
Oggetto: La farsa tra Ahmadinejad e la comunità ebraica romana
Fonte:

Citazione:
Giovani, donne e bambini di religione ebraica hanno sfilato nel centro di Roma, diretti al palazzo della Fao, attorno al quale le forze dell'ordine hanno istituito una zona rossa accessibile soltanto alle delegazioni del vertice, per protestare contro il presidente dell'Iran Mahmoud Ahmadinejad e la sua politica contro l'esistenza dello stato di Israele. I manifestanti hanno sventolato bandiere di Israele al grido di «Israel, Israel». «Dopo le ultime dichiarazioni rilasciate da quel tiranno contro Israele - ha spiegato un portavoce dei manifestanti - abbiamo deciso di venire qui per dichiarare il nostro dissenso alla presenza di Ahmadinejad al vertice. Vogliamo, invece, ringraziare le autorità italiane a cominciare dal presidente del Consiglio Berlusconi che non lo ha ricevuto a Palazzo Chigi e del presidente della Camera Fini che ha deciso di non incontrare l'ambasciatore iraniano». Il portavoce ha inoltre detto che «è apprezzabile anche la posizione assunta dal Vaticano che ha deciso di negare al presidente iraniano l'udienza con il Papa».

Il capo del governo di Teheran - che lunedì era tornato ad attaccare Israele annunciando che sarà presto cancellato dalle cartine geografiche - ha ribadito la sua posizione in proposito: «Israele scomparirà a prescindere dall'Iran, è nell'interesse di tutti».
Quello che però i manifestanti non possono non sapere è che altro sono le posizioni roboanti, che hanno un senso per rassicurare le popolazioni mediorientali che – chissà perché – sono tutte ostili ad Israele e terrorizzate dalla sua politica, altro sono i fatti.

Ad Ahamdinejad basterebbe, tanto per cominciare, vietare l'esportazione di petrolio che, facendo una sosta di comodo in Olanda, giunge in Israele proprio da quelll'Iran che vorrà pure la distruzione dello stato ebraico ma intanto ne è il principale fornitore energetico. Potrebbe pure, il Presidente iraniano, bloccare i rapporti commerciali tra i due Paesi, per non parlare delle importazioni di armi israeliane.

Non ci azzardiamo nemmeno a sognare un dietrofront in Iraq ove gli iraniani sono forza di occupazione, insieme agli inglesi, agli americani e agli israeliani e, con questi ultimi, preparano e addestrano battaglioni della morte. Né la “comunità internazionale” è poi così ostile a Teheran; non solo perché l'Iran gode del sostegno interessato di Russia e Cina ma perché sono gli inglesi i principali collaboratori al suo programma nucleare.

In Italia non sarà ricevuto a cena da Berlusconi o da Frattini (sai che noia cenare con quest'ultimo!) ma si fanno carte false per sedersi al tavolo con lo statista “indesiderato” per mediare (leggasi moltiplicare i dividendi) sul suo sviluppo nucleare.

Il tutto è, in gran misura, una farsa. Ahmadinejad più coopera con Israele più lo minaccia di estinzione; Israele più coopera con l'Iran più allarma la “comunità internazionale” mettendola in guardia contro questo mostro pericoloso.

Intanto lo spettro di un antisemita nuclearizzato compatta le comunità ebraiche mantenendole asservite alle loro oligarchie, in Europa si rinnova lo spettro di un nemico esterno, accarezzando quanto possibile la favola dello “scontro tra religioni”, i rapporti internazionali sono tenuti, solo in linea ufficiale, ovviamente, nel lessico e nelllo spirito cari agli americani. E intanto prosegue la macellazione dei palestinesi e degli iracheni, la schiavitù dei tibetani, cresce la fame nel mondo e noi veniamo distratti da autentiche pagliacciate con cui ci nascondono l'essenziale.


Io l'avevo detto che si trattava della classica "sceneggiata" ... come sempre ad uso e consumo del popol bruto!

Qui c'è l'intervista integrale al presidente iraniano:

Anonymous - Gio Giu 05, 2008 5:15 pm
Oggetto:
E intanto, grazie al solito Blondet, diamo la parola anche ai "cattivoni".

- 5/6/2008

Maurizio Blondet ha scritto:


Su Israele, parla Khamenei.

Nessuno cancellerà Israele dalla carta geografica. Si cancellerà da sè, perchè già oggi non può vivere senza aiuto dall’esterno.

Così ha detto Ali Khamenei, la massima autorità del regime iraniano, in un’allocuzione tenuta davanti a migliaia di seguaci, ma anche ambasciatori, politici e dignitari, davanti alla tomba dell’ayatollah Khomeini, di cui ricorre il 19 anniversario dalla morte (1).

Le frasi della «Guida Suprema» della rivoluzione iraniana possono servire da interpretazione autentica delle criticate frasi di Ahmadinejad.

A proposito di Israele, Khamenei ha detto:
«Sta in piedi per due motivi. Uno è lo spregevole sostegno che riceve incondizionatamente dagli Stati Uniti; l’altro motivo è che i Paesi arabi e islamici non aiutano il popolo palestinese. Israele è una contraffazione artificiale, uno Stato imposto sulla regione, e se i Paesi arabi e islamici sostenessero la nazione palestinese, le circostanze nel Medio Oriente cambieranno completamente».

Quanto al programma nucleare iraniano, Khamenei ha detto:
«La nostra nazione non arretrerà un passo davanti alla prepotenza USA».
Ed ha aggiunto:
«Gli USA e i suoi alleati sono ben disposti a trasferire tecnologia nucleare a Paesi con competenza tecnologica molto inferiore alla nostra, ma rifiutano di accettare il nostro diritto a questo, e ci accusano continuamente di volere una bomba atomica.
Noi abbiamo detto e ripetuto che non cerchiamo di avere una bomba. Ma poichè siamo riusciti a darci la nostra propria tecnologia nucleare, senza dipendere da loro per questo, ci accusano di volere la bomba.
Purchè tu sia dipendente da loro nel campo nucleare, a loro non importa che tu abbia armi atomiche; ma essi sanno che la nazione iraniana è riuscita a darsi una tecnologia nucleare per scopi pacifici senza dipendere da loro. Ecco perchè ci sono contro»
.

Ha aggiunto ancora:
«Il presidente americano e il suo governo ricorrono a volte alla guerra psicologica, a volte al terrorismo, e a volte implorano aiuto dalla nazione iraniana. Sono confusi a causa del loro fallimento in Afghanistan e in Iraq».

E’ un’allusione alle trattative informali condotte dagli americani per ottenere un aiuto dall’Iran a calmare la situazione in Iraq, trattative che sono state aperte mentre la Casa Bianca continuava l’offensiva e le minacce contro Teheran.

Minacce non solo verbali: gli autori di un attentato in una moschea di Shiraz avvenuto in aprile, che ha fatto 13 vittime, hanno confessato di essere stati pagati e addestrati da servizi USA e israeliani (2). Di qui l’allusione al terrorismo da parte dell’ayatollah.

«Oggi una guerra fredda è in corso contro la rivoluzione islamica», ha detto l’ayatollah, «ed è scatenata da potenze arroganti in ogni aspetto della vita. Nel campo culturale i nemici vogliono minare la determinazione della nostra nazione, specialmente della nostra gioventù, diffondendo la tossicodipendenza e la corruzione morale fra la giovane generazione. Ogni membro della società deve lottare contro la tossicodipendenza e la depravazione, perchè i giovani devono dirigere le loro energie verso l’innovazione e il progresso scientifico».

Khamenei ha però dedicato la più gran parte del suo discorso alla situazione interna dell’Iran, dove le difficoltà economiche e la corruzione degli alti gradi rivoluzionari, al potere da 30 anni, hanno sicuramente alienato dal regime la gioventù, almeno quella urbana della capitale (e metà della popolazione iraniana ha meno di 17 anni). E’ sembrato rispondere a richieste di riforme di un regime invecchiato.

Lo ha fatto in questi termini:
«La rivoluzione islamica è Islam, come la religione è onnicomprensiva. E’ insieme politica, sociale, culturale, religiosa, e questo è il segreto della sua durata. Nessuno ha il diritto di ignorare o separare una parte dei valori della rivoluzione islamica, solo perchè le circostanze nel mondo sono cambiate. Nessuno ha il diritto di dimenticare il carattere anti-dispotico e anti-forze estranee della rivoluzione, o ignorare i valori religioni della rivoluzione. La rivoluzione è viva con tutte le sue parole d’ordine. Questa rivoluzione appartiene a tutti i ceti sociali e non è esclusiva di uno strato sociale specifico».

Frattanto il ministro della Difesa saudita, principe Sultan bin Abdul Aziz, ha fatto una dichiarazione sorprendente al giornale spagnolo ABC:
«L’Arabia Saudita riafferma l’importanza che non ci siano armi atomiche nella regione, Golfo compreso. Ma ogni Stato ha il diritto di possedere tecnologia nucleare per scopi pacifici», in chiaro riferimento all’Iran.
Ad una domanda sulle relazioni con Israele, il ministro saudita ha risposto: «Il successo di ogni sforzo di pace dipende esclusivamente dagli israeliani. Gli Stati arabi non possono fare di più» (3).

A Baghdad intanto, il governo iracheno ha firmato con gli USA un accordo militare, in base al quale gli americani si danno il diritto di attaccare dal territorio iracheno ogni altro Paese che considerino «una minaccia».

L’attacco all’Iran può dunque partire da basi assai vicine. Nell’accordo, infatti, gli americani si sono presi il diritto di mantenere basi permanenti: fra cui la base Abi Bin Talib presso Nassiryia e la base Balad, entrambe a ridosso del confine iraniano, oltre alla base militare Al Asad, vicina al confine con la Siria (4).

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1) Stuart Williams, «Khamenei rejects charges Iran seeking nuclear bomb», AFP, 3 giugno 2008.
2) «Iran mosque blast plotters admit Israeli, US links», AFP, 23 maggio 2008.
3) «Iran has the right to nuclear technology: Saudi minister», AFP, 4 giugno 2008.
4) Badil Adas, «New agreement lets US strike any country from inside Iraq», Gulf News, 3 giugno 2008.


Anonymous - Gio Giu 05, 2008 5:23 pm
Oggetto:
E, a proposito dell'accordo circa le basi irachene, eccovi un pezzo americano di cui posterò la traduzione appena possibile.



Patrick Cockburn, su The Independent, ha scritto:


Revealed: Secret plan to keep Iraq under US control.

Bush wants 50 military bases, control of Iraqi airspace and legal immunity for all American soldiers and contractors.

By Patrick Cockburn
Thursday, 5 June 2008

A secret deal being negotiated in Baghdad would perpetuate the American military occupation of Iraq indefinitely, regardless of the outcome of the US presidential election in November.

The terms of the impending deal, details of which have been leaked to The Independent, are likely to have an explosive political effect in Iraq.

Iraqi officials fear that the accord, under which US troops would occupy permanent bases, conduct military operations, arrest Iraqis and enjoy immunity from Iraqi law, will destabilise Iraq's position in the Middle East and lay the basis for unending conflict in their country.

But the accord also threatens to provoke a political crisis in the US.

President Bush wants to push it through by the end of next month so he can declare a military victory and claim his 2003 invasion has been vindicated.

But by perpetuating the US presence in Iraq, the long-term settlement would undercut pledges by the Democratic presidential nominee, Barack Obama, to withdraw US troops if he is elected president in November.

The timing of the agreement would also boost the Republican candidate, John McCain, who has claimed the United States is on the verge of victory in Iraq – a victory that he says Mr Obama would throw away by a premature military withdrawal.

America currently has 151,000 troops in Iraq and, even after projected withdrawals next month, troop levels will stand at more than 142,000 – 10 000 more than when the military "surge" began in January 2007.

Under the terms of the new treaty, the Americans would retain the long-term use of more than 50 bases in Iraq.
American negotiators are also demanding immunity from Iraqi law for US troops and contractors, and a free hand to carry out arrests and conduct military activities in Iraq without consulting the Baghdad government.

The precise nature of the American demands has been kept secret until now. The leaks are certain to generate an angry backlash in Iraq.
"It is a terrible breach of our sovereignity," said one Iraqi politician, adding that if the security deal was signed it would delegitimise the government in Baghdad which will be seen as an American pawn.

The US has repeatedly denied it wants permanent bases in Iraq but one Iraqi source said: "This is just a tactical subterfuge." Washington also wants control of Iraqi airspace below 29,000ft and the right to pursue its "war on terror" in Iraq, giving it the authority to arrest anybody it wants and to launch military campaigns without consultation.

Mr Bush is determined to force the Iraqi government to sign the so-called "strategic alliance" without modifications, by the end of next month. But it is already being condemned by the Iranians and many Arabs as a continuing American attempt to dominate the region.

Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, the powerful and usually moderate Iranian leader, said yesterday that such a deal would create "a permanent occupation".
He added: "The essence of this agreement is to turn the Iraqis into slaves of the Americans."

Iraq's Prime Minister, Nouri al-Maliki, is believed to be personally opposed to the terms of the new pact but feels his coalition government cannot stay in power without US backing.

The deal also risks exacerbating the proxy war being fought between Iran and the United States over who should be more influential in Iraq.

Although Iraqi ministers have said they will reject any agreement limiting Iraqi sovereignty, political observers in Baghdad suspect they will sign in the end and simply want to establish their credentials as defenders of Iraqi independence by a show of defiance now.

The one Iraqi with the authority to stop deal is the majority Shia spiritual leader, Grand Ayatollah Ali al-Sistani. In 2003, he forced the US to agree to a referendum on the new Iraqi constitution and the election of a parliament.
But he is said to believe that loss of US support would drastically weaken the Iraqi Shia, who won a majority in parliament in elections in 2005.

The US is adamantly against the new security agreement being put to a referendum in Iraq, suspecting that it would be voted down.

The influential Shia cleric Muqtada al-Sadr has called on his followers to demonstrate every Friday against the impending agreement on the grounds that it compromises Iraqi independence.

The Iraqi government wants to delay the actual signing of the agreement but the office of Vice-President Dick Cheney has been trying to force it through. The US ambassador in Baghdad, Ryan Crocker, has spent weeks trying to secure the accord.

The signature of a security agreement, and a parallel deal providing a legal basis for keeping US troops in Iraq, is unlikely to be accepted by most Iraqis.
But the Kurds, who make up a fifth of the population, will probably favour a continuing American presence, as will Sunni Arab political leaders who want US forces to dilute the power of the Shia. The Sunni Arab community, which has broadly supported a guerrilla war against US occupation, is likely to be split.


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