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IL CONSENSO NELLA GERMANIA NAZISTA.
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Anonymous

Ospite















MessaggioInviato: Mar Lug 24, 2007 2:57 pm    Oggetto:  
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Lealtà e obbedienza agli ordini.

Ci si aspettava, naturalmente, che i soldati tedeschi facessero il loro dovere ed eseguissero gli ordini del loro comandante in capo.

Nel sistema tedesco non spettava certo al singolo soldato esprimere un proprio giudizio se la Germania nel conflitto fosse l’aggressore, oppure se Hitler avesse mentito circa le ragioni dell’entrata in guerra.

Così i soldati tedeschi, sia protestanti che cattolici, capivano che era potevano uccidere i soldati tedeschi con la coscienza pulita perché, di nuovo, non spettava al singolo soldato decidere della liceità di quella guerra.

Poteva affidare quella decisione ai suoi ufficiali superiori e ai suoi leaders politici e semplicemente decidere che l’ordine di invasione era moralmente e legalmente giustificato.

Dopo che le truppe furono impegnate in battaglia anche la maggior parte dei civili tedeschi comprese quale era il proprio dovere: sostenere le truppe che ora stavano combattendo e morendo sul campo di battaglia per il proprio paese, la madrepatria.
Il tempo per il dibattito e la discussione sulle cause della guerra avrebbe dovuto aspettare fino alla fine del conflitto.

Hermann Goering, ideatore della Gestapo, spiegò così la strategia:

“Perché, naturalmente, il popolo non vuole la guerra… Perché un povero diavolo di contadino in una fattoria dovrebbe voler rischiare la vita in una guerra quando il meglio che può ricavarne è il tornare a casa intero? E’ ovvio che la gente non voglia la guerra, né in Russia, né in Inghilterra né in America e, quanto a questo, neppure in Germania. Questo è chiaro.
Ma, dopo tutto, sono i leaders del paese che ne definiscono la politica ed è sempre abbastanza semplice portare con sé il popolo, che si tratti di una democrazia o di una dittatura fascista, di un parlamento o di una dittatura comunista.

"Voce popolare o no, il popolo può essere sempre guidato verso la volontà dei suoi capi. E' facilissimo. Tutto quello che si deve fare è dire al popolo che ci si trova sotto attacco, e accusare i pacifisti di mancanza di patriottismo e per mettere in pericolo il paese. Funziona nello stesso modo in tutti i paesi."




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Ultima modifica di Anonymous il Lun Set 03, 2007 10:35 am, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Mar Lug 24, 2007 2:57 pm    Oggetto: Adv






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Anonymous

Ospite















MessaggioInviato: Mar Lug 24, 2007 3:38 pm    Oggetto:  
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Riconoscere il male ed opporvisi.

Qualcuno potrebbe obiettare che i tedeschi, diversamente dai popoli di altre nazioni, non avrebbero dovuto fidarsi dei propri governanti e sostenerli durante la guerra perché era ovvio che Hitler e i suoi tirapiedi erano malvagi.

La difficoltà con questa argomentazione, comunque, è che durante gli anni ’30 molti tedeschi e anche molti stranieri non erano giunti alla conclusione automatica che Hitler fosse malvagio.

Al contrario, come abbiamo visto nella prima parte di questo articolo, molti di loro videro Hitler come un governante che esercitava lo stesso tipo di forte leadership che Roosevelt stava esercitando per portare gli USA fuori della Grande Depressione e, di fatto, attuando in gran parte gli stessi programmi che Roosevelt stava attuando in USA.

(Per maggiori informazioni su questo punto si veda anche l’ottimo libro di Wolfgang Schivelbusch pubblicato l’anno scorso “Tre New Deals: riflessioni sull’America di Roosevelt, l’Italia di Mussolini e la Germania di Hitler – 1933 / 1939)

Inoltre, se è vero che durante gli anni ’30 Hitler stava opprimendo e maltrattando gli ebrei tedeschi, molti altri popoli in altre nazioni del mondo non se ne curavano, perché l’anti-semitismo non era assolutamente limitato alla Germania ma invece molto presente anche in molte altre parti del globo.

Non dimentichiamo, appunto come Roosevelt si sia avvalso dei controlli sull’immigrazione per impedire l’immigrazione degli ebrei tedeschi negli USA.
Persino nel 1938 le autorità statunitensi rifiutarono di lasciar sbarcare gli ebrei tedeschi della St.Louis nel porto di Miami, pr sapendo che avrebbero dovuto tornare nella Germania di Hitler.

Persino dopo lo scoppio della Guerra, quando la durezza della minaccia nazista contro gli ebrei raggiunse punte elevatissime, il labirinto in costante movimento delle leggi sull’immigrazione impedì ad Anna Frank ed alla sua famiglia, assieme a molte altre famiglie ebree, di immigrare negli USA.

Si potrebbe dire che il popolo tedesco avrebbe dovuto smettere di sostenere il proprio governo una volta che incominciò l’olocausto. Ci sono però due problemi connessi a questa argomentazione.

Il primo è che il popolo tedesco non aveva idea di ciò che accadeva nei campi della morte e il secondo, che non volevano sapere.
Dopotutto, i campi della morte e l’olocausto non furono scoperti se non dopo che la guerra era ben avanti e quando il potere di Hitler sul popolo tedesco era assoluto, e brutale.

In che modo si suppone che il cittadino tedesco medio potesse sapere quello che accadeva nei campi?
Supponiamo che un tedesco si facesse una passeggiata fino ad un campo, bussasse alla porta e dicesse: “Ho sentito dire che in questo campo maltrattate i prigionieri. Voglio entrare e condurre una ispezione del posto.”
Quale pensate che sarebbe stata la risposta?
Molto verosimilmente sarebbe stato invitato ad entrare, come ospite permanente e con una previsione di vita molto abbreviata.

Dopotutto, quale governo permetterà ai propri citatdini di conoscere le proprie operazioni più segrete, specialmente in tempo di guerra? Neppure il governo USA lo fa.

Per esempio: cosa pensate che succederebbe se un cittadino americano oggi scoprisse l’ubicazione di uno degli impianti segreti della CIA oltremare e si presentasse all’ingresso dicendo: “Ehi, corre voce che torturiate la gente qui. Vorrei entrare e fare un’ispezione per appurare se queste voci sono vere.”

Qualcuno può onestamente pensare che la CIA lascerebbe entrare questa persona in una di quelle località ultra-segrete?

Ora immaginate una situazione in cui gli USA stiano combattendo una guerra per la sopravvivenza contro, diciamo, la Cina da una parte e una coalizione di paesi medio-orientali dall’altra.

Supponiamo anche che gli USA siano certi di perdere la guerra e che le truppe nemiche si stiano lentamente ma inesorabilmente avvicinando al presidente e al suo staff.

Quante le possibilità che la CIA permetta ad un cittadino americano di ispezionare le proprie prigioni in tali circostanze? In verità, quante possibilità ci sono che un cittadino americano decida di fare una simile domanda in tale circostanza?

La maggior parte dei tedeschi non voleva sapere cosa accadeva ne campi di concentramento. Se avessero saputo che accadevano brutte cose le loro coscienze avrebbero cominciato a preoccuparli, cosa che avrebbe potuto spingerli a intraprendere azioni volte ad arrestare le male azioni, cosa che poteva rivelarsi pericolosa.

Era più facile – e più sicuro – guardare da un’altra parte e semplicemente affidare le decisioni importanti ai propri governanti. In quel modo, si credeva, il governo piuttosto che l’individuo avrebbe sopportato le conseguenze morali e legali delle azioni sbagliate che il governo commetteva in segreto.

Naturalmente i governanti incoraggiavano questo atteggiamento mentale di conscia indifferenza. Non preoccupatevi con queste cose, suggerivano, lasciatele a noi – dopo tutto siamo in guerra e queste cose è meglio che restino affidate a chi governa.


E’ indubbio che quando la II GM era ormai ben avanti alcuni tedeschi stessero cominciando a pensare che il tempo giusto per protestare era passato con gli anni ’30, quando i tedeschi stavano cercando “un capo forte” che li guidasse fuori delle “crisi” e delle “emergenze”, quando le proteste contro il governo erano molto meno pericolose.



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Ultima modifica di Anonymous il Lun Set 03, 2007 10:36 am, modificato 1 volta in totale
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Anonymous

Ospite















MessaggioInviato: Mar Lug 24, 2007 4:09 pm    Oggetto:  
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Patriottismo e coraggio.

Tutto questo, ovviamente, getta una gran luce su Sophie e Hans Scholl e gli altri membri della Rosa Bianca, una luce che anche molti americani potrebbero trovare scomoda.

Dopotutto è facile per un americano guardare la Germania nazista dalla prospettiva esterna e con il beneficio della conoscenza storica, soprattutto dell’olocausto.

La domanda interessante comunque è: “Cosa avrebbero fatto gli americani se fossero stati cittadini tedeschi durante la II GM?
Si sarebbero opposti al loro governo, come fecero i membri della Rosa Bianca, oppure avrebbero sostenuto il proprio governo, specialmente sapendo che i loro soldati combattevano e morivano sul campo di battaglia?"


In uno dei loro volantini i membri della Rosa Bianca scrivevano: Noi siamo la vostra cattiva coscienza.” Essi chiedevano ai tedeschi di sollevarsi al di sopra del vecchio e degenerato concetto di patriottismo che sottintendeva il sostenere ciecamente il proprio governo in tempo di guerra.

Essi chiedevano ai soldati tedeschi di ribellarsi al vecchio, degenerato concetto di cieca obbedienza agli ordini.
Essi chiedevano ai tedeschi di investigare apertamente sulle voci di quello che le autorità tedesche stavano facendo agli ebrei nei campi di concentramento.
Essi chiedevano ai cittadini tedeschi, civili e militari, di esprimere un giudizio indipendente sia su Hitler che sulla guerra; di ritenere sia il governo che la guerra immorali ed illegtittimi e di intraprendere le azioni necessarie per porre fine ad entrambi.

Essi chiedevano ai tedeschi di abbracciare un concetto diverso e più elevato di patriottismo – un patriottismo che comportasse la devozione ad un insieme di principi e valori morali piuttosto che cieca ossequienza al proprio governo in tempo di guerra.

E’ il tipo di patriottismo che comporta l’opposizione al proprio governo, specialmente in tempo di guerra, quando il proprio governo sia coinvolto in una condotta che viola quei principi e valori morali.

La storia della Rosa Bianca è una delle più notevoli storie di coraggio nella storia. Al processo Christoph Probst chiese a Freisler di aver salva la vita, richiesta comprensibile dato che sua moglie aveva recentemente dato alla luce il loro terzo figlio.

Né Sophie, né suo fratello Hans batterono ciglio. Sophie disse a muso duro a Freisler che la guerra era persa e che si stavano sacrificando i soldati tedeschi al niente assoluto, un’affermazione che, dagli sguardi degli alti ufficiali presenti al processo, colpì nel segno.

Sophie disse anche che un giorno lo stesso Freisler e i suoi si sarebbero trovati alla sbarra per essere giudicati per i loro crimini.

Bruscamente gli disse: “Qualcuno, dopotutto, doveva pur iniziare. Molti altri credono in ciò che noi abbiamo scritto e detto: Solo non hanno il coraggio di dirlo come abbiamo fatto noi.

Freisler emise molto rapidamente la sentenza già decisa – colpevole – e li condannò a morte, sentenza eseguita per decapitazione tre giorni dopo l’arresto.
Dopotutto, come dichiarò Freisler, Sophie, Hans e Christoph si erano opposti al proprio governo in tempo di guerra.
Per la mentalità di Freisler e, invero, per quella di molti tedeschi, quale miglior prova di tradimento di quella?

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Fine.

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