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CENSURERANNO ANCHE NOI?
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MessaggioInviato: Mar Ago 28, 2007 5:19 pm    Oggetto:  CENSURERANNO ANCHE NOI?
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I parassiti si sono fatti la Stasi
Maurizio Blondet
26/05/2007

Un lettore ci segnala che il nostro sito (
) è stato oscurato dai computer del Comune di Milano, dove lavorano 17 mila dipendenti.

Il filtro lì usato è della Astaro, ditta tedesca.

Chi cerca di cliccare effedieffe si vede rifiutare il sito con L’avviso: «Category political Extreme hate discrimination».
Ossia: «categoria politica, estremo odio, discriminazione».

C’è qui uno scandalo (anzi due: il primo è che il Comune di Milano abbia 17 mila addetti; è ormai la più grande azienda della città, s’intende dopo la Regione), ed è il fatto che in Italia esiste - come si vede - la censura contro la libertà di pensiero e d’opinione.

E la cosa peggiore è che questa censura non è «istituzionale», come avveniva nei regimi totalitari comunisti, i quali almeno non proclamavano il rispetto della libertà d’opinione e di stampa.

La nostra censura è surrettizia, segreta, non dichiarata e «privata».

Perciò, è tanto più insindacabile.

Lo scrittore del mondo comunista poteva sperare di aggirare i censori della Stasi o della Securitate con accorti giri di parole, imparando a scrivere «tra le righe».

Nell’URSS, era persino possibile, se si era iscritti all’Unione degli Scrittori, discutere coi censori di Stato, togliere una riga qua e un paragrafo là e strappare il diritto alla pubblicazione.

Nella libera Milano del libero Comune della libera Moratti, questo genere di difesa condizionata e, ammessa persino nei totalitarismi, non è possibile.

Il filtro acquistato è una mannaia definitiva, automatica.

Basta aver scritto qualche parola-chiave di troppo, e via con l’oscuramento censorio.

Magari perfino all’insaputa del Comune stesso: semplicemente, la Astaro (Astaroth, nome di un vecchio demonio) ha scelto essa stessa le parole da vietare nel suo filtro, di sua insindacabile e incontrollabile iniziativa.

Inutile eccepire con argomenti, adducendo la complessità dei temi che pubblichiamo nel sito.

Il filtro giudica quale pensiero è pericoloso per voi.

Quali idee non dovete conoscere, voi eterni minorenni.

E la motivazione prodotta a macchina - «Estremo odio, discriminazione» - è in sé una calunnia, o almeno una diffamazione.

Che facciamo, intentiamo causa al software Astaroth?

Alla vispa Moratti?

Anzitutto, il Comune risponderebbe che nei suoi computer mette i filtri che gli pare: come probabilmente ha filtri che vietano ai dipendenti di perdere tempo a giocare a Tetris in linea o a guardare video porno (speriamo), così può escludere Blondet come e quanto gli pare.

A parte che non abbiamo i mezzi per aprire una causa in nome della libertà d’espressione - soprattutto dal momento che decine di enti pubblici e banche (banche, ricordate!) ci hanno «oscurato» con la loro censura privata - la causa avrebbe un esito più che incerto: per definizione le nostre idee e informazioni sono «politicamente incorrette», polemiche, anti-parassiti pubblici, e i giudici sono politicamente corretti, anzi in certo senso (totalitario) i custodi del politicamente corretto.

Ma ciò non basta ancora.

A diminuire la possibilità di una vittoria in tribunale contro Astaroth- Moratti per calunnia, scopro ora (dal sito «scandaloitaliano.wordpress.com») come l’amministrazione pubblica (ossia i parassiti dei contribuenti) intende il rapporto coi cittadini.

E’ accaduto che 1.500 cittadini italiani, per lo più gente del web e multimedia, il 2 aprile 2007, hanno spedito una lettera al primo ministro Prodi, al vice Rutelli e al ministro Nicolais (il supposto ministro della «Riforma e Innovazione», sic) in cui si chiedeva di sapere chi aveva fatto, e con quale concorso e gara, il portale Italia.it, quel portale del turismo commissionato dallo Stato e costato una serqua di quattrini pubblici.

Diceva la lettera: «L’importanza delle somme pubbliche impegnate al fine della realizzazione del portale in questione e la pochezza del risultato finale giustificano, a nostro fine, un interesse collettivo alla massima trasparenza: ogni cittadino, riteniamo, deve poter essere messo in condizione di accedere alla documentazione in questione senza defatiganti istanze di carattere personale».

Il 22 maggio è arrivata la risposta da Palazzo Chigi.

La lettera è postata sul sito.

Vi si dice che hanno chiesto il parere ad una «Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi sulla trasparenza dell’attività della Pubblica Amministrazione», di cui ignoravamo (anche voi?) l’esistenza, ma che risulta insediata in via della Mercede 9, e che probabilmente ci costa un occhio in gettoni di presenza e stipendi del personale.

Tale dottor Stancanelli, capo di gabinetto di Nicolais (chissà quanto ci costa, a noi contribuenti?), ha chiesto il parere alla suddetta commissione, con una lettera che allega e in cui suggerisce di fatto di dare risposta negativa:
infatti il costoso Stancanelli ricorda alla costosissima commissione che l’accesso ai documenti della PA (pubblica amministrazione) richiede che vi sia «un nesso giuridicamente rilevante» tra l’oggetto dell’accesso e «i fini contenuti nello statuto dell’ente richiedente».

Ma ovviamente i 1.500 cittadini non sono «un ente», e nemmeno hanno «uno statuto»…

Difatti, alla fine è arrivata la risposta a Stancanelli, che l’ha burocraticamente girata ai richiedenti (chissà quanto s’è stancato).
Rifiuto, naturalmente.

Ma la motivazione è la cosa più bella ed istruttiva: leggetela, è sul sito.

La riporto: dice che «il generico e indistinto interesse di ogni cittadino al buon andamento dell’azione amministrativa» non è «una posizione giuridicamente tutelata».

Ossia: i cittadini in quanto tali, in quanto italiani comuni, non hanno diritto di sapere né di esercitare un controllo critico sulla «PA», e se la PA si è dotata di un portale miserevole e costosissimo per gara pubblica, o per assegnazione privata a qualche amico.


Più in generale, i documenti della PA sono segreti.

A meno che non li chieda un ente preposto al «buon andamento» - immagino la Corte dei Conti.

Di fatto, la pubblica amministrazione è un sistema occulto, occultato all’opinione pubblica per proprio decreto.

Com’è segreta la Commissione ignota e strapagata.

Concludono gli estensori del sito: «Quando versate le tasse, ricordatevi che di quei soldi non saprete più nulla: ed è inutile che cerchiate di farlo, perchè non siete giuridicamente tutelati. Lavorate, e zitti».

Ed hanno ragione.

Ora, se la posizione del contribuente che vuol sapere cosa fa l’apparato pubblico «non è giuridicamente tutelata», figurarsi se si può fare una causa alla Moratti per la violazione della libertà d’opinione e per la censura automatica e diffamatoria.

Semplicemente, non siamo giuridicamente tutelati, in quanto cittadini «indistinti e generici».

Fossimo un «ente» con «statuto» adeguato, magari: per esempio una lobby, o la Protezione Animali.

I cani sono più giuridicamente tutelati che i cittadini pensanti.

Viviamo dunque in uno Stato totalitario, ancorchè più ridicolo che pericoloso (per ora).

Se ancora non ne siete convinti, vi consiglio di leggere ciò che ha scoperto un sito serio e influente, tenuto da Marco Marsili, «La Voce d’Italia»:
«In Rai sarebbe attivo un ‘organo esecutivo sicurezza’ (OES), alle dirette dipendenze del ministero delle Comunicazioni, con il compito di ‘vagliare’ le notizie da diffondere. Stando a quanto scoperto dalla ‘Voce’, farebbero parte di questa struttura segreta circa 50 giornalisti - tra cui alcuni caporedattori - che avrebbero il potere di autorizzare il ‘Nulla osta di sicurezza’ (NOS) sulla divulgazione di notizie sulle reti della TV pubblica.

La rivelazione dell’esistenza di un organo preposto alla tutela del segreto di Stato in RAI, sarebbe stata fatta la settimana scorsa, durante una riunione dell’Autorità nazionale per la sicurezza (ANS), da parte del rappresentante del dicastero delle Comunicazioni - attualmente guidato da Paolo Gentiloni della Margherita -, dal cui Organo centrale di sicurezza (OCS) dipenderebbe la struttura di viale Mazzini».

«L’ANS è alle dirette dipendenze del Presidente del Consiglio dei ministri, al quale, secondo la legge numero 801 del 24 ottobre 1977 sull’Istituzione ed ordinamento dei servizi per l’informazione e la sicurezza e disciplina del segreto di Stato, è demandato il potere di decidere la secretazione delle informazioni.

La materia è stata poi ulteriormente regolata dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 febbraio 2006 contenente le ‘Norme unificate per la protezione e la tutela delle informazioni classificate’ (Berlusconi lo aveva usato per ‘coprire’ l’abuso edilizio di villa Certosa in Sardegna).

Tuttavia, il regolamento attuativo emanato da Palazzo Chigi è stato classificato come ‘riservatissimo’, e, quindi, occultato all’opinione pubblica.

La scoperta ha lasciato stupefatti anche gli uomini del reparto Informazione e sicurezza del Centro intelligence interforze dello Stato Maggiore della Difesa, che partecipavano all’incontro: persino i militari ne erano all’oscuro».

Dunque c’è alla RAI un comitato segreto, una Stasi all’amatriciana composta anche da giornalisti, che censura le notizie dei colleghi prima che vengano diffuse, ovviamente all’insaputa dei colleghi.
All’insaputa persino degli alti gradi militari, i soli che avrebbero un diritto legittimo al segreto in uno Stato fondato sulla libertà.

La «base giuridica» di questo organo segreto pare essere il Regio Decreto numero 1161 dell’11 luglio 1941: decreto emanato in tempo di guerra e di fascismo, inteso al segreto militare, mai abrogato ma invece continuamente aggiornato fino a comprendere praticamente «tutte» le informazioni di contenuto politico e amministrativo.

Ed ora ghiottamente applicato a suo favore dal governo della sedicente «sinistra» (ah, i bei vecchi tempi!), come prima dal governo della cosiddetta «destra anticomunista».

Il fascismo sarà anche il male assoluto, ma non muore mai: lo tengono in vita gli antifascisti, i suoi metodi fanno troppo comodo.

Conclusione: «La ‘Voce’ ha tentato inutilmente di ottenere un commento da parte del ministro delle Comunicazioni e dal presidente della Commissione parlamentare di vigilanza RAI, l’ex ministro Mario Landolfi, mentre alla RAI ‘non risulterebbe’ una simile struttura.
La scoperta di un centro preposto alla ‘censura’ delle notizie da parte dell’emittente pubblica - se confermata - apre scenari inquietanti».

Ovvio.

Una struttura segreta «non risulta».

E poi che diritto ha il Marsili di sapere?

E’ un cittadino «generico e indistinto».

Come noi.

Come voi.

Siamo tutti nelle loro mani.

Soggetti alle loro censure insindacabili.

Nelle mani di Astaroth.
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Adv



MessaggioInviato: Mar Ago 28, 2007 5:19 pm    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Mar Ago 28, 2007 9:59 pm    Oggetto:  
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porcaccio cane Exclamation
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Anonymous

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MessaggioInviato: Mer Ago 29, 2007 10:42 am    Oggetto:  
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Posto qui anche se sarebbe forse opportuno un topic separato. In effetti, nel caso di Fede piuttosto che proprio di un parassita possiamo parlare di un... formichiere? Sapete, con quella lingua lunghissima...

Mr. Green

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- 11/7/2007

Sequestrato
di Piero Ricca.


Chiuso il blog del contestatore di Emilio Fede in seguito a una causa di diffamazione, ma si possono ancora leggere i testi e inserire commenti.

Il blog di Piero Ricca è stato oscurato ieri pomeriggio dalla Guardia di Finanza.

La causa scatenante sarebbe un episodio risalente a qualche mese fa, quando Piero Ricca ebbe con Emilio Fede un acceso scambio d'opinioni, culminato in insulti e anche uno sputo da parte del direttore del Tg4. Di tale episodio si è parlato sul blog di Ricca e in seguito sarebbero partite le querele, con la chiusura del blog e la rimozione del post incriminato.

Contrariamente al solito, le Forze dell'Ordine in questo caso hanno optato per non oscurare il blog, impedendo però a Ricca di continuare a gestirlo, facendosi consegnare la password di amministrazione dalla società di gestione del blog e modificandola.

E' però ancora possibile commentare. Lo stesso Piero Ricca ha inserito un ommento esplicativo della vicenda:

CARI AMICI, NON POSSO AGGIORNARE IL BLOG. Mi è stato chiuso con atto della procura di Roma, un "sequestro preventivo" notificatomi alle 14,00 di oggi (ieri, n.d.r.) da due agenti della guardia di finanza del "nucleo speciale contro le frodi telematiche", venuti da Roma.

Il sequestro proviene da una querela per diffamazione presentta da Emilio Fede nei miei confronti per la famosa contestazione al circolo della stampa.

Con il medesimo provedimento hanno cancellato un mio post relativo alla vicenda Fede e i commenti in calce. Non hanno potuto, per motivi tecnici, togliere


Naturalmente farò immediata richiesta di disequestro. Intanto posso solo scrivere queste righe in questa sede. Fra poco manderò un comunicato ai siti amici, e vi chiedo fin d'ora di farlo girare.

Con Fede ce la vedremo in tribunale, magari davanti a uno dei magistrati diffamati e spiati negli anni del governo del suo datore di lavoro.

E continueremo a criticare lui e i suoi simili sulla pubblica piazza, in nuove manifestazioni di dissenso.

Nessuno riuscirà a sequestrare la libertà di espressione, mia e degli amici di Qui Milano Libera e del blog: questo è certo.

Grazie a tutti. A presto, Piero


Arrow
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MessaggioInviato: Mer Ago 29, 2007 10:46 am    Oggetto:  
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- 23/8/2007

Il ritorno di Piero Ricca.

Il blog è stato dissequestrato e ai primi di agosto Piero Ricca è tornato a scrivere. Con una speranza: mai più un blog dev'essere sequestrato a seguito di una querela.

Avevamo parlato alcune settimane fa del blog di Piero Ricca, posto sotto sequestro preventivo in seguito a una querela sporta da Emilio Fede.
Lo scorso 30 luglio il magistrato ha fatto marcia indietro e ha tolto l'oscuramento al blog, e ai primi di agosto Ricca ha ripreso ad aggiornare il suo sito di denuncia.

Piero Ricca torna a scrivere più pungente che mai, facendo nomi e cognomi di chi lo ha costretto con la forza al silenzio: se la prende con il pubblico ministero Giuseppe Saieva, che "ha dimostrato, chiedendo l'oscuramento preventivo di un blog a tutela dell'onore di Emilio Fede, di non conoscere il mondo web e di non avere rispetto per l'articolo 21 (primo comma) della Costituzione."

Ricca ha parole forti anche nei confronti di Cecilia Demma, gip presso il tribunale di Roma, "che ha ordinato, su richiesta del dottor Saieva, l'oscuramento dei miei articoli su Fede e del famoso video su youtube".

Le accuse verso la Demma sono pesanti: Ricca scrive che il gip "ha rivelato pari ignoranza delle dinamiche della rete e poco inferiore disprezzo della libertà di espressione dei cittadini."

Ricca non risparmia nemmeno il maresciallo capo Sergio Zorzo del nucleo frodi telematiche della guardia di finanza di Roma, esecutore materiale del procedimento: "Non riuscendo a togliere da youtube il video e non pago di aver oscurato un solo innocuo articoletto ben visibile sui motori di ricerca, ha pensato bene, per impedirmi di ripubblicare o modificare quel singolo post, di modificare le chiavi di accesso al blog, di fatto sequestrandomi la libertà di parola."

Il PM viene poi in parte "riabilitato" da Ricca: "Al pubblico ministero Saieva sono bastati venti giorni per capire l'errore e correggerlo".
Ma Ricca aggiunge: "Naturalmente l'articoletto su Fede rimane oscurato e la cosa spassosa è che il sottoscritto ne è stato nominato custode. In pratica sono il garante di una ridicola e inutile censura decisa ai miei danni."

Ringraziando quelli che lo hanno sostenuto in queste settimane, Piero Ricca conclude: "Mi adopererò affinché serva a mettere dei paletti chiari a difesa della libertà di espressione su Internet.

Mai più un blog dev'essere sequestrato a seguito di una querela". A quest'ultima affermazione non possiamo che unirci anche noi di Zeus News e, crediamo, anche i nostri lettori.

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Io non posso che unirmi all'augurio di ZeusNews.

Exclamation
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MessaggioInviato: Mer Ago 29, 2007 11:08 am    Oggetto:  
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direi che c'è di che vergognarsi parecchio
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Anonymous

Ospite















MessaggioInviato: Mer Ago 29, 2007 11:09 am    Oggetto:  
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Continuo in questo topic, visto che stiamo parlando di censura e bavaglio alla libertà... Twisted Evil Twisted Evil Twisted Evil

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- 27/8/2007

La giustizia a due velocità della Cina.

Indifferente alle indagini del Congresso USA sul seguito delle "confidenze" di Yahoo! nella vicenda Shi Tao, i maggiori motori di ricerca siglano un accordo per proteggere gli interessi dello Stato cinese.


Tutti ricorderanno la storia di Shi Tao, il redattore di un giornale locale condannato nel 2004 dal governo cinese a seguito di una email fornita da Yahoo! su richiesta ufficiale dei responsabili politici di quello Stato; sorte per altro seguita da Wang Xiaoning, altro dissidente condannato a causa delle informazioni personali fornite sempre da Yahoo!.

Per questi eventi, le vertenze giudiziarie intentate dai familiari di ambedue, davanti ai tribunali californiani sono ferme da tempo, senza che se ne possa divinare la definizione.

La posizione di Yahoo! è estremamente delicata, perché oltre tutto nel caso di Shi Tao pare che i responsabili abbiano falsamente deposto di non conoscere i motivi per cui veniva loro richiesto il testo dell'email in questione.
Negli USA, questo costituisce un reato federale suscettibile di serissime conseguenze. Ma anche in questo caso tutto sembra arenarsi di fronte alle ragioni dei mercati.

Per questo, in barba alle severe leggi USA sulla privacy e incurante dell'indagine federale, Yahoo! ha siglato un accordo con Microsoft e altri gestori di contenuti di minor importanza, avente per oggetto l'autoregolamentazione sui contenuti dei vari blog nell'intento di scoraggiare i dissidenti del governo cinese permettendo alle autorità di identificare i responsabili.

Ovviamente il tutto è avvenuto su pressione dei politici di quel paese, ma -occorre rilevarlo - nella totale indifferenza dei Dipartimenti USA interessati, dalla Giustizia ai Garanti della privacy e del commercio, ai quali forse fa comodo nascondersi dietro le pretestuose e vaghe accuse di sovversione, parola magica che ormai permette di giustificare ogni possibile illecito.

lamenta che dopo aver costretto alla collaborazione i gestori dei siti internet e le imprese alla autodisciplina, ora anche i gestori dei blog siano stati incoraggiati a identificare i blogger, conservando le informazioni e fornendole a richiesta alle autorità competenti.

La nuova ondata di repressione e censura viene spesso erroneamente presentata come un eccesso dovuto all'approssimarsi dei Giochi Olimpici, evento al quale la Cina vorrebbe presentarsi come un felice connubio di capitalismo e socialismo di stato; ma le esecuzioni di pene capitali continuano senza nemmeno dar l'impressione di voler decrescere (di eliminarle completamente non se ne parla).

Né vanno sottovalutati i casi di ricovero forzato di dissidenti negli ospedali psichiatrici (emblematico quello di He Weihua, un blogger internato per ever auspicato il crollo del partito comunista) o delle persecuzioni incarcerazioni o peggio di religiosi o anche di comuni cittadini in qualche modo visti come fuori dal coro, come ad esempio i milioni di praticanti il Taiji Quan o il Qi Gong.

Forse banalizzando (ma non troppo) vale anche la pena di ricordare che la Cina è in forte espansione non solo sul mercato dei prodotti industriali ma anche in quello pubblicitario: dando credito alle proiezioni di Analysys International di Pechino nel giro di un triennio il business di Internet potrebbe aggirarsi su quasi 600 milioni di dollari.

Pertanto la black list dei siti internet oscurati da Google o i 10 anni di carcere appioppati a un dissidente potrebbero ben valere qualche sacrificio sul piano della coscienza, ammettendo che i vari responsabili di marketing ne abbiano mai avuta una.

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Della Cina si sapeva ma, mi domando, esistono ancora molti illusi che credono che gli USA siano il paese della libertà e della democrazia?

A Napoli si direbbe "statte ccù stà capa..."

Twisted Evil
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Anonymous

Ospite















MessaggioInviato: Lun Set 17, 2007 1:55 am    Oggetto:  
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A giudicare da quello che scrive, questo Pietro Ricca fà parte del coro antiberlusconiano, e si cala ipocritamente nello status di paladino della libertà d'informazione. Niente di più fuorviante, e d'altra parte gli ultimi accadimenti nella rai la dicono lunga sulla libertà d'informazione di questo governo che sta succhiando il sangue agli italiani, governo probabilmente appoggiato dal sig. Ricca.
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Anonymous

Ospite















MessaggioInviato: Lun Set 17, 2007 9:53 am    Oggetto:  
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Prof., sarai mica tanto illuso da pensare che Berlusconi sia meglio di Prodi..., per me fanno skifo al k@§§* tutti e due... l'ideale dell'uno come dell'altro è il potere e basta...

All'uno si possono solo riconoscere maggiori capacità imprenditoriali ma se fosse una persona onesta le sue TV propinerebbero un pò di skifezza in meno di quella che propina la RAI...

Destra o sinistra ormai non c'è più differenza, sono tutti una manica di magnaccioni succhiasangue..., anche la destra, appena andata al potere, si è aumentata gli stipendi, quindi non illudiamoci..., e anche la pretesa "opposizione" che dice di fare ma di fatto non fa la dice lungo...

... sciacallo non mangia sciacallo...

Evil or Very Mad
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