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L' atomica iraniana
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MessaggioInviato: Mer Set 19, 2007 8:34 pm    Oggetto:  L' atomica iraniana
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di Emanuele Ottolenghi

La bomba di Teheran apre la strada a scenari apocalittici

Una serie di studi pubblicati negli ultimi mesi illustrano i pericoli di un attacco israeliano o americano contro le istallazioni nucleari iraniane. Questi studi, stilati da esperti e sponsorizzati da istituti di ricerca o dipartimenti universitari prestigiosi, mettono senz’altro in luce i rischi insiti in un attacco militare contro l’Iran, ma il loro scopo è un altro: rafforzare l’argomento di coloro che rifiutano a priori l’uso della forza – anche come estremo rimedio – contro l’Iran e sono quindi rassegnati, qualora l’Iran raggiungesse i suoi obbiettivi, a convivere con un nucleare iraniano.


Quest’atmosfera di rassegnazione si respira soprattutto nei corridoi diplomatici europei, dove le pressioni contrastanti delle lobby d’affari contrarie alle sanzioni contro Teheran, i limiti imposti dalla dipendenza energetica, l’esclusione dell’opzione militare e la mancanza di alternative creative portano le cancellerie europee sempre più a prepararsi per ‘il giorno dopo’, quando l’Iran diverrà potenza nucleare e all’Europa toccherà, come ai tempi della guerra fredda, di contare sulla deterrenza nucleare come difesa contro l’Iran.

L’Europa sbaglia a rassegnarsi, a meno che le cancellerie facciano un calcolo cinico, perché si aspettano comunque un attacco militare americano (agli inizi di luglio gli USA hanno schierato una terza portaerei nel Golfo Persico), che con il volgere dell’amministrazione Bush alla conclusione del suo secondo mandato presidenziale, si prospetta sempre più vicino. La posizione diplomatica ammiccante verso Teheran allora permetterebbe all’Europa di godere dei vantaggi di un successo militare americano senza pagarne i costi umani, politici ed economici, o viceversa di non pagare un prezzo eccessivo in caso di un insuccesso.

Ma chi crede che l’opzione militare sia un errore a prescindere dalle sue possibilità di successo deve tuttavia porsi il quesito: in che mondo vivremo, il giorno che l’Iran sarà una potenza nucleare? Gli scenari sono molteplici, ma vale la pena ricordarne quattro.

Primo, l’ombra dell’atomica iraniana si estenderebbe su due regioni centrali all’economia europea e globale - il Golfo Persico e il bacino del Caspio - mettendo a rischio la stabilità di entrambi e il flusso di risorse energetiche a prezzi sostenibili per l’economia mondiale.

Secondo, la bomba “sciita” destabilizzerebbe tutte le monarchie del Golfo che hanno delle nutrite minoranze sciite generalmente discriminate, prive di accesso alle risorse petrolifere spesso situate - come nel caso dell’Arabia Saudita – nelle regioni dove essi risiedono, e tenute lontane dai gangli del potere. Un sostegno iraniano potrebbe alterare in maniera fatale l’equilibrio di potere interno a queste monarchie, travolgere il delicato equilibrio regionale e colpire preziosi alleati occidentali. In più l’Iran potrebbe perseguire impunemente le sue mire espansionistiche e le sue rivendicazioni territoriali nei confronti dei piccoli principati del Golfo, nella quasi certezza che il mondo occidentale non rischierebbe uno scontro nucleare con l’Iran per tre isolette contese. Se durante la guerra fredda più volte gli americani si chiesero se per difendere Parigi valeva la pena perdere Washington, ragion di più se lo chiederanno se l’Iran userà il suo aumentato potere per far valere le sue rivendicazioni sugli stretti di Hormuz.

Terzo, la bomba iraniana - i segnali sono già evidenti nella dichiarazione di sei Paesi arabi di voler iniziare un loro programma nucleare - porterebbe con ogni probabilità a una corsa agli armamenti nucleari in Medio Oriente e a una proliferazione nucleare nella regione da cui dipende per le sue risorse energetiche l’economia globale e attraverso la quale passano i traffici commerciali dell’Europa verso l’Estremo Oriente. Con un elemento inquietante che nemmeno la fase più acuta della guerra fredda contemplava: il principio della distruzione reciproca assicurata (Mad in inglese, ovvero mutually assured destruction, significa anche folle), che solo a posteriori possiamo dire funzionò ma che di sicuro era una base molto fragile per scongiurare l’inverno nucleare (come la crisi dei missili di Cuba insegna), nel caso mediorientale sarebbe molto più complicato a causa del fatto che ci si troverebbe alla presenza di varie potenze nucleari, non due superpotenze, con distanze geografiche limitatissime, e con un tipo di calcolo di costi e benefici, molto diverso dalla logica occidentale, cui pure i sovietici in fondo sottostavano.

E quarto, a fronte di una proliferazione nucleare mediorientale che coinvolgerebbe con tutta probabilità anche la Turchia, come reagirebbe l’Europa? Immaginiamoci una Turchia guidata da forze politiche nazionaliste; e immaginiamoci un rapporto euro-turco ancor più gelido di oggi: che impatto avrebbe questo sviluppo sulla questione di Cipro, o sui rapporti bilaterali tra Grecia e Turchia? Che effetto avrebbe, all’interno della NATO? Il rischio è che la risposta europea a una Turchia nucleare sarebbe simile alla risposta delle monarchie arabe sunnite a un Iran nucleare: Grecia, Germania, e altri potrebbero contemplare un loro arsenale, indipendente dall’ombrello nucleare americano. Anche l’Italia dovrà riflettere su questo effetto domino. Uno dei Paesi che ha manifestato l’intenzione di iniziare un progetto nucleare è la Tunisia. Ci separano solo quaranta chilometri di mare. Come reagiremo? Come sarà il Mediterraneo a conseguenza di questi possibili sviluppi? Più o meno sicuro? E come sarà l’Europa, di fronte a un Medio Oriente nuclearizzato, attraversato da fremiti fondamentalisti, destabilizzato da un Iran guidato da un’ideologia apocalittica e fanatica? E come vivranno le nostre economie, con i prezzi del petrolio gonfiati da questa situazione nella regione da cui dipendiamo per il nostro fabbisogno energetico?

Sono scenari spaventosi, ma non irrealistici, se l’Iran otterrà la bomba. Per questo l’Europa deve scuotersi dalla sua rassegnazione e fermare l’Iran. Non per fare un favore all’America. Non per fare un favore a Israele. Fermare le ambizioni nucleari iraniane è un interesse strategico supremo e vitale dell’Europa.



Ciao
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Adv



MessaggioInviato: Mer Set 19, 2007 8:34 pm    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Mer Set 19, 2007 9:16 pm    Oggetto:  
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1moa, per favore, inserisci sempre i links da cui trai le informazioni. E' sia una forma di cortesia che, spesso, una necessità di "copyright".

Grazie.

Smile
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MessaggioInviato: Mer Set 19, 2007 9:33 pm    Oggetto:  
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Letto l'articolo che, dal mio punto di vista, oltre ad essere improntato ad una profonda disonestà intellettuale, al momento non dice niente di nuovo.

1) - al momento il nucleare iraniano, stando ad El Baradei della AIEA, ha la maggior parte delle connotazioni del nucleare civile; potrà, DOMANI, diventare militare? Possibile, probabile, ma al momento non è così. Questo è un fatto e, al momento, non è in discussione.

2) - Israele, per converso, ha OGGI un notevolissimo arsenale nucleare e, inoltre, non aderisce al trattato di non proliferazione e non accetta ispezioni AIEA. Questo è un fatto, e non è in discussione.

(Se io fossi iraniano, avendo un vicino come Israele, vorrei un arsenale nucleare, per lo stesso motivo per cui c'è stato un equilibrio fra USA e URSS: entrambi sapevano di non poter sopraffare l'altro.
Perché l'Iran dovrebbe essere obbligato a lasciare questo vantaggio a Israele?
Se tu fossi al loro posto lasceresti che il tuo nemico avesse il nucleare e tu no? Quando si va alla follia è bene essere folli in due.)

3) - la pretesa eventuale minaccia nucleare futura iraniana non mi pare possa preoccupare più di tanto: USA e URSS si sono fronteggiate per anni con arsenali nucleari da paura; pure un equilibrio è stato mantenuto e, principalmente, erano e sono ben più forti e ben più nuclearizzati dell'Iran che, per suo conto, non è certo nuclearizzato come, oggi, Israele.

L'Iran, ed il suo nucleare, anche soltanto civile, fa paura per un altro motivo:
perché diminuendo la propria dipendenza energetica interna dal petrolio aumenta la propria capacità di esportazione di petrolio che vuole vendere in euro e non in dollari..., ed è questo il motivo principale per cui si vuole distruggere la capacità produttiva dell'Iran..., esattamente lo stesso per il quale è stato abbattuto Saddam Hussein che, guarda caso, voleva anche lui vendere il petrolio in euro e che, inoltre, era l'avversario più feroce proprio dell'integralismo iraniano.

Solo un idiota abbatte il peggior nemico del proprio nemico..., oppure qualcuno in piena malafede...

Exclamation

Aggiungo una proposta equilibrata: obblighiamo Israele a rinunciare al proprio nucleare presente (dichiaratamente militare) esistente e poi l'Iran (e tutti gli altri eventuali) ad impegnarsi a rinunciare ad un proprio eventuale nucleare (militare) futuro.

Chissà se ci stanno?

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MessaggioInviato: Gio Set 20, 2007 9:19 am    Oggetto:  
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Non concordo sulla disonestà intellettuale.
1) Il fatto che adesso l'Iran dice che è per uso solo civile, e gli asini volano, non esclude l'uso militare. Se awnche fosse che il pericolo non sia immediato non è da prendere comunque sotto gamba.
Tu stesso hai detto più volte in altre discussioni di pensare sempre all'eventualità peggiore, perchè non valutarla adesso con l'Iran
2) confermo e sottoscrivo. Però l'Iran continua a dire che l'islam deve raggiungere tutte le vette del mondo (tramite l'azione dell'Iran) e che vuole distruggere israele, uno Stato riconosciuto dall'ONU. Dichiara apertamente di voler DISTRUGGERE uno Stato. Israele non ha mai minacciato di distruzione nessuno.
Questo è un fatto, e non è in discussione.
3) USA e URSS hanno avuto un "certo" modo di agiire e di fare, con una cultura improntata comunque non al martirio e nella piena coscienza che il nemico aveva la stessa capacità di distruzione TOTALE. L'Iran nella guerra contro l'Irak mandava i ragazzini sui campi minati per sminarli, li immolava al profeta senza batter ciglkio. Pensi veramente che abbiano paura di usare un'atomica, non idrogeno ben più potente, a basso potenziale per ottenere il loro scopo, di immoilare anche qualche migliaio della propria popolazione ? Del martirio hanno fatto la base della loro cultura per raggiungere i loro scopi politici.

Tu scrivi:
""""""""Aggiungo una proposta equilibrata: obblighiamo Israele a rinunciare al proprio nucleare presente (dichiaratamente militare) esistente e poi l'Iran (e tutti gli altri eventuali) ad impegnarsi a rinunciare ad un proprio eventuale nucleare (militare) futuro."""""
Ma come, prima scrivi riferito all'Iran ""Se io fossi iraniano, avendo un vicino come Israele, vorrei un arsenale nucleare""", poi vuoi OBBLIGARE gli israeliani a rinunciare all'unica arma che gli permette di non essere invasi da tutti i vicini arabi e di essere eliminati dalla faccia della terra (letteralmente, immaginatevi che cosa farebbero le truppe arabe entrando in Israele, certamente non farebbero prigionieri, ne militari, ne civili), mentre all'Iran chiederesti """""ad impegnarsi a rinunciare ad un proprio eventuale nucleare (militare) futuro""""" un IMPEGNO, non l'obbligo.
Beh, questa è disonestà intellettuale.
L'iran è in guerra con l'Arabia Saudita per la supremazia nel mondo islamico e per diventare una vera potenza regionale (diritto assolutamente ineccepibile, ma visto il modo in cui lo vuole raggiungere mi preoccupa), non per esportare il suo petrolio.
Akmanidejad urla ai quattro venti di voler distruggere Israele (che per quanto non ti sia simpatico ti rammento che ha la dignità di Stato riconosciuta dall'ONU) , urla infamità contro l'occidente, sovvenziona i terroristi nei quattro angoli del mondo, adesso vuole l'atomica.
Beh, proprio affidabile non mi sembra.
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MessaggioInviato: Gio Set 20, 2007 11:36 am    Oggetto:  
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1moa ha scritto:
Del martirio hanno fatto la base della loro cultura per raggiungere i loro scopi politici.


Certo…, anche perché la politica occidentale non fa certo niente per ridurre le cause di conflitto col mondo arabo.
E non venirmi a dire dell’ideale di supremazia che, sicuramente, non lo nego, alcuni hanno.
Gli ideali te li sbatti sulle b@££e se non trovi gli idealisti e gli idealisti non li trovi se non sono affamati e ignoranti e non si sentono sfruttati…, se poi aggiungi che a questa gente, invece di vendere trattori e insegnargli a far fruttare la terra, vendi caccia Mirage e altro allora ti accorgi che anche noi occidentali tanto savi non siamo…

1moa ha scritto:
Ma come, prima scrivi riferito all'Iran "Se io fossi iraniano, avendo un vicino come Israele, vorrei un arsenale nucleare", poi vuoi OBBLIGARE gli israeliani a rinunciare all'unica arma che gli permette di non essere invasi da tutti i vicini arabi e di essere eliminati dalla faccia della terra


Come ho già detto, se il mio vicino e nemico ha il nucleare è bene che lo abbia anche io, è ovvio no? Quanto al resto non mi pare che finora Israele si sia difesa bene anche senza il nucleare…

Citazione:
mentre all'Iran chiederesti "ad impegnarsi a rinunciare ad un proprio eventuale nucleare (militare) futuro" un IMPEGNO, non l'obbligo. Beh, questa è disonestà intellettuale.


Stai cavillando sulle parole: quando parlo di impegno intendo l’obbligo a non dotarsi di armamenti nucleari, cosa praticabile se il mio avversario più diretto non ha armamenti nucleari

Citazione:
L'Iran è in guerra con l'Arabia Saudita per la supremazia nel mondo islamico e per diventare una vera potenza regionale (diritto assolutamente ineccepibile,


Vedi la differenza fra te e me: io trovo estremamente eccepibile che chiunque voglia essere una potenza che domini le altre.

Citazione:
non per esportare il suo petrolio.


Illuso…, tutte queste guerre si stanno combattendo per il controllo sul petrolio e sugli oleodotti, oltre che per far arricchire i fabbricanti d’armi che, almeno in USA, sono anche ben rappresentati al potere.

Aggiungi che se il commercio del petrolio passa dal dollaro all'euro gli USA vanno col kù£° per terra..., stanne certo..., oggi l'euro ha superato quota 1,40 US$..., questo significa che gli USA sono sempre più indebitati...

1moa ha scritto:
Beh, proprio affidabile non mi sembra.


Si, anche a me Cheyney e Bush sembrano davvero poco affidabili…, due mentecatti pericolosi non diversi da Achmadinejad o da Olmert, o Sharon, se è per questo…

Chiariamo un concetto: io vorrei che anche USA, URSS, Cina, India, Pakistan, Gran Bretagna, Francia e Israele rinunciassero agli armamenti nucleari; ne consegue che se aumentano i paesi nuclearizzati io non ne sono certo felice ma…, siamo alle solite, nella logica perversa del conflitto, se ce l’ha il mio vicino è bene che l’abbia anche io.

E, ripeto, il nucleare all’Iran hanno cominciato a darlo proprio USA e Francia…, o mi sbaglio? Aggiungo: quella stessa Francia che ha ospitato e protetto Khomeini…

1moa ha scritto:
Dichiara apertamente di voler DISTRUGGERE uno Stato. Israele non ha mai minacciato di distruzione nessuno.
CUT
Achmanidejad urla ai quattro venti di voler distruggere Israele (che per quanto non ti sia simpatico ti rammento che ha la dignità di Stato riconosciuta dall'ONU) , urla infamità contro l'occidente, sovvenziona i terroristi nei quattro angoli del mondo, adesso vuole l'atomica.


Fermo restando che la traduzione del discorso in questione è errata, come postato
, ma che fa molto comodo la traduzione “ufficializzata”, lo stato con dignità riconosciuta dall’ONU se fotte dell’ONU (e della comunità internazionale, se è per questo) sia per quanto riguarda il controllo del proprio nucleare sia per quanto riguarda molti altri argomenti.

Diciamo pure che Israele fa i k@§§i dei propri comodi ogni volta che lo ritiene utile per sé stessa, alla faccia del resto del mondo, costantemente supportata dagli USA…, le distruzioni ed i massacri li ha messi in pratica da anni e lo fa tuttora…, insomma, l’Iran parla e Israele FA…, oppure vuoi dirmi che non è vero?

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MessaggioInviato: Gio Set 27, 2007 3:19 pm    Oggetto:  
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26.09.2007

Inutile il dialogo con chi vuole distruggerci.

Fiamma Nirenstein commenta la visita di Ahmadinejad alla Columbia University

Testata: Il Giornale
Data: 26 settembre 2007
Pagina: 1
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «Com’è stato inutile l’invito al Diavolo»

Dal GIORNALE del 26 settembre 2007:

Che cosa significa, in definitiva, la visita del presidente iraniano Ahmadinejad a New York?
Il suo scopo, la propaganda dei suoi fini, è stato raggiunto?

Oppure la miseria dei suoi discorsi e anche della sua figura, così distante da quella della nobile immagine persiana che ci proviene dalla storia e anche dalla grazia di tanti iraniani, hanno invece giocato contro di lui?

L’esposizione a New York, alla Columbia University e al Club della Stampa dell’ignoranza e della retorica del presidente iraniano, la sua presenza all’Onu contengono un bene e un male.

Perché è significativo per capire l’effetto dell’invito alla Columbia la risata degli studenti quando Ahmadinejad ha sostenuto per due, tre volte consecutive che in Iran non esistono omosessuali.

Ma lo è altrettanto l’applauso quando ha detto, in risposta alla domanda sulle sue intenzioni, più volte ripetute dall’ottobre 2005, di distruggere Israele, che i Palestinesi non devono pagare per gli eventuali (non accertati, secondo la sua versione) crimini dell’Olocausto.

Tre sono i punti fondamentali che possono guidare il giudizio sull’invito ad Ahmadinejad all’Università, e in genere sulla sua visita a New York.

La prima: si è dimostrato attraverso il discorso, bellissimo, del presidente della Columbia Lee Bollinger, e già ne avevamo parlato da queste colonne, che la nostra cultura è un’arma dirimente nello scontro con l’integralismo islamico, che ridicolizza le ragioni del terrorismo e i dittatori perché confrontate con la nostra cultura esse appaiono in tutta la loro disarticolazione; si sente che la sofisticazione della cultura occidentale, la stessa, per dirla in modo sincopato, che ha portato all’emancipazione femminile e ai diritti umani, allo sviluppo scientifico e tecnologico, a Mozart e a Picasso, la cultura capace di mettersi in giuoco mille volte, di autodistruggersi e di risorgere dalle ceneri della sua stessa autocritica, non ha rivali.

È un’arma di per sé, se la impugniamo.

Essa dà il coraggio che ha dimostrato Bollinger nello sfidare Ahmadinejad con la semplice verità dei fatti, trattandolo da “piccolo odioso dittatore” e spiegandogli il perché:

210 condannati a morte in un anno, di cui 21 solo il passato 15 settembre, la negazione di uno degli eventi più accertati della storia, la Shoah, il brutale attacco dei dissidenti, il sostegno del terrorismo in tutto il mondo, la corsa alla bomba atomica.

Chi può andarsi a sentire su Internet il discorso di introduzione ad Ahmadinejad lo faccia: è l’esempio di come tutti noi dovremmo parlare all’Iran, sfidandolo sul terreno dei fatti accertati, e poi compiendo dei passi concreti, come ha fatto il presidente offrendo un posto a un professore di pianificazione urbana, Kian Tajbakhsh, dissidente iraniano laureato alla Columbia, appena liberato dagli arresti.

La sequenza delle accuse è stata porta senza orpelli, con quella brutale sincerità che nessun politico ha mai osato utilizzare: quando parlando della negazione della Shoah Bollinger ha detto ad Ahmadinejad che lo faceva o per disgustosa aggressiva provocazione o per indicibile ignoranza, toccava proprio le corde più profonde del discorso che in generale Ahmadinejad ha introdotto nel mondo.

Infatti l’arma di Ahmadinejad è stata, rispondendo alle domande, di negare e negare ancora l’evidenza della sua volontà di distruzione, della condizione femminile conculcata, dei dissidenti martoriati, delle condanne a morte...

Il vero non era per lui di nessuna importanza. Ma lo era invece usare stereotipi come quello dei palestinesi sacrificati per Israele, che sapeva avrebbe trovato eco anche fra gli intellettuali.



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MessaggioInviato: Gio Set 27, 2007 4:31 pm    Oggetto:  
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E qui viene il secondo punto: se è vero che la cultura, il ragionamento, è la grande arma di cui noi Occidentali disponiamo, pure non è possibile contarci fino in fondo.

Ahmadinejad è stato battuto, la sua ottusità intellettuale, anche se condita da furbizia, si è certo appalesata, ma non così l’uso degli stereotipi che egli sa essere presenti e determinanti fra i giovani.

[b]Dire che Israele è sorto in seguito all’Olocausto è una stupidaggine, tutti lo dovrebbero sapere, ma pochi invece lo sanno o vogliono saperlo; non si vuole ricordare che la prima promessa di uno Stato Nazionale è del 1917 con la dichiarazione Balfour, che nel ’37 con tutte le cautele esso veniva reiterata fino a che nel ’47 ebbe luogo la partizione con i palestinesi, che peraltro non avevano mai, proprio mai, al contrario degli ebrei, avuto uno Stato.

Si sa, ma non si ricorda che il primo congresso sionista ebbe luogo a Basel nel 1897, dopo che già una prima Aliah si andava ad unire agli ebrei che sebbene perseguitati sulla loro terra dal 70 dopo Cristo, cioè dalla distruzione del Secondo Tempio da parte dei Romani, erano sempre rimasti in gruppi che a Gerusalemme, a Safed e a Hevron furono quasi sempre maggioranza.

Vi erano rimasti, e si moltiplicarono in Europa negli anni delle aspirazioni nazionali, i rappresentanti di quel normale desiderio che per ogni popolo è legittimo, e che solo agli ebrei è sempre stata negata. Ahmadinejad lo sa?

Sa che il Mufti di Gerusalemme fu alleato attivo, comunque, del nazismo, e che la responsabilità della Shoah fu anche dei palestinesi?

Sa che i palestinesi, nonostante ciò, hanno ricevuto sempre la proposta di uno Stato palestinese a fianco di quello d’Israele, e l’hanno rifiutato?

Si suppone che lo sappia, ma molti dei suoi ascoltatori sono prigionieri di uno stereotipo
,
ed egli lo ha trasmesso di nuovo con forza nel momento in cui istituzioni riverite come l’Onu o la Columbia University, o anche reti importanti come la Cnn lo invitano parlare dai loro scranni.

La legittimazione di ciò che potrebbe dire alla Columbia il capo del Ku Klux Klan o Pinochet ancora non è mai avvenuta: e allora perché si è invitato fra la gente decente un personaggio che cerca solo pubblicità e legittimazione? Che usa la libertà d’opinione per negarla?

Quindi, alla fine, e qui è il terzo punto, si ripropone sempre la medesima questione, quella dell’utilità di interloquire e di offrire palcoscenici a chi ha espresso la determinazione a distruggerci, e il suo disprezzo per la nostra civiltà.

Anche se si presenta con un sorrisetto da gatto proletario suggerendo alla folla un messaggio amichevole del genere: «Voi poveretti, manipolati da poteri occulti, non sapete niente di quello che vi stanno facendo, ora vi spiego io».

Molti rideranno, ma molti invece possono restare irretiti. Parlare con chi ti disprezza è, anche nella vita, altamente dannoso.

È deprimente, è degradante, e se il messaggio dell’interlocutore è una velata minaccia di morte, terrorismo in nome di Dio, annichilimento del tuo sistema di vita, ciò è così estraneo al nostro modo di discutere da lasciare i più deboli senza forza, convinti che anche quel punto di vista sia accettabile e che tutte le colpe siano nostre.

Nell’era dei media, promuovere il messaggio di chi è dichiaratamente un violento nemico significa farlo passare dentro le nostre linee.
È degradante per la nostra cultura accettare un linguaggio misero, una serqua di notorie bugie quando la nostra civiltà ha tutti i mezzi per conoscere la verità, e vuole conoscerla.

Prima del viaggio a New York già sapevamo e sappiamo che Ahmadinejad nega la Shoah per avere una scusa per distruggere Israele, che intende farlo, che vede l’Occidente come un luogo di peccato e di menzogna, che crede che il mahdi porterà presto la definitiva vittoria dell’Islam su tutti noi.
Non avevamo bisogno di legittimarlo con un invito alla Columbia per saperlo di nuovo.

Sappiamo anche che per realizzare i suoi scopi ha messo in piedi un vasto esercito che comprende la Siria, gli hezbollah, Hamas, ormai armati di tutto punto secondo patti e piani ben meditati e di altissimo costo.

Il perché l’ha spiegato da solo nel gennaio 2006: «Noi non ci vergogniamo di dichiarare che l’Islam è pronto a governare il mondo».
È con questo, non con quell’inutile sorrisetto che dobbiamo confrontarci.
[/b]


Ciao
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Anonymous

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MessaggioInviato: Lun Ott 29, 2007 10:12 pm    Oggetto:  
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RAINEWS24

El Baradei: non c'e' alcuna prova che l'Iran stia costruendo l'atomica.



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Washington, 28 ottobre 2007

Non c'e' prova che l' Iran stia cercando di produrre armi nucleari.

Lo ha detto il direttore generale dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica(Aiea), Mohammed El Baradei, che ha criticato anche il raid Israele in Siria.

Per il direttore dell'Aiea gli USA "non fanno che gettare benzina sulle fiamme". E se Tel Aviv aveva informazioni su attivita' nucleari clandestine di Damasco avrebbe dovuto farle avere all'Aiea. "Se paesi hanno informazioni su un programma nucleare di altri devono farcelo sapere. Abbiamo l'autorita' per inviare ispettori".

"La mia paura (e') che se continuiamo a fare escalation da entrambe le parti", ha ammonito, "finiremo in un dirupo, finiremo in un abisso. Il Medio Oriente e' in un caos totale, a dir poco. E non possiamo gettare benzina sul fuoco".

L'Aiea deve presentare entro novembre un rapporto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sullo stato del programma nucleare iraniano. In base ai rilevamenti degli ispettori di El Baradei, il Consiglio decidera' se infliggere ulteriori sanzioni contro il regime degli ayatollah.



Lo stesso che confermò che non esistevano armi di distruzione di massa in Iraq...
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