Indice del forum

SPIRITO LIBERO E INDOMITO. IL FORUM DI CHI NON AMA CANTARE NEL CORO DEI PIU'.



PortalPortale  blogBlog  AlbumAlbum  Gruppi utentiGruppi utenti  Lista degli utentiLista degli utenti  GBGuestbook  Pannello UtentePannello Utente  RegistratiRegistrati 
 FlashChatFlashChat  FAQFAQ  CercaCerca  Messaggi PrivatiMessaggi Privati  StatisticheStatistiche  LinksLinks  LoginLogin 
 CalendarioCalendario  DownloadsDownloads  Commenti karmaCommenti karma  TopListTopList  Topics recentiTopics recenti  Vota ForumVota Forum

Attenzione, importante una legge che blocca i blog!!
Utenti che stanno guardando questo topic:0 Registrati,0 Nascosti e 0 Ospiti
Utenti registrati: Nessuno


 
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> ATTUALITA'
PrecedenteInvia Email a un amico.Utenti che hanno visualizzato questo argomentoSalva questo topic come file txtVersione stampabileMessaggi PrivatiSuccessivo
Autore Messaggio
Anonymous

Ospite















MessaggioInviato: Gio Ott 25, 2007 8:56 pm    Oggetto:  Attenzione, importante una legge che blocca i blog!!
Descrizione:
Rispondi citando

Questo testo l'ho copiato dal blog di Beppe Grillo:


Citazione:


Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet.

Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre.

Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.

La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.

I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video.

L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete.

Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?

La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile.

Il 99% chiuderebbe.

Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.

Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento.

Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”.

Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili.

Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia.

Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico.

Ps: Chi volesse esprimere la sua opinione a Ricardo Franco Levi può inviargli una mail a :


Per chi volesse firmare la petizione contro questa legge assurda:



Torna in cima
Adv



MessaggioInviato: Gio Ott 25, 2007 8:56 pm    Oggetto: Adv






Torna in cima
Anonymous

Ospite















MessaggioInviato: Gio Ott 25, 2007 8:56 pm    Oggetto:  
Descrizione:
Rispondi citando

Citazione:
Speciale: Blog e siti internet italiani da registrare con bollo, tasse e giornalista professionista: il Governo fa dietrofront, ma alcuni problemi rimangono da chiarire.

Articoli di approfondimento su tematiche inerenti al mondo ICT, Internet e webmaster.

(a cura di Marcello Tansini)

Marcello Tansini ha scritto:


Nella news di sabato mattina scrivevo alcune personali considerazioni sulla vicenda che da venerdì scorso ha fatto infuriare i blogger e tutti i gestori di siti web italiani e per la quale si sono dovuti scomodare una serie di ministri sabato e anche domenica con i relativi uffici stampa.

Non era mai successa una cosa simile ovvero che la politica italiana intervenisse così prontamente per rassicurare il popolo dell'Internet italiana, ma come scriviamo dall'inizio del Governo Prodi su Webmasterpoint.org, bisogna ammettere che è la prima volta che in Italia vi sono tanti ministri blogger o che si autodefiniscono tali e che dicono di usare Internet (in primis gli piace sempre dire di usare youtube oltre che il proprio blog per avere un dialogo diretto con i cittadini).

Il paradosso è che questo disegno di legge sull'editoria che potrebbe interessare così fortemente il mondo del web, era stata già citato in Agosto (e allora in pochissimi su Internet tra cui noi di webmasterpoint.org, punto-informatico.it e i-dome.com avevamo storto il naso) e poi era stata approvata in toto il 12 ottobre scorso dall'intero consiglio dei ministri.

E' questo che sabato mattina faceva specie:
tanti politici intervengono dicendo che non passerà mai una legge simile in Parlamento, ma come poteva essere che alcuni di essi (che hanno anche la carica di ministro) l'avevano approvata in toto qualche giorno fa senza dire nulla?

A spiegare l'arcana faccenda (ma la soluzione era abbastanza immaginabile) sono intervenuti prima Di Pietro e poi il Ministro delle Telecomunicazioni, Gentiloni, (il quale è davvero un blogger della prima ora sopra ogni aspetto, che usava Internet prima di diventare un ministro) che hanno ammesso di aver sbagliato "per non aver controllato personalmente e parola per parola il testo che alla fine è stato sottoposto al Consiglio dei Ministri".

Insomma, troppo lavoro, troppa fretta...

Accanto a Gentiloni si era espresso ancor prima Di Pietro con toni ancora più forti affermando che piuttosto che far imbavagliare la Rete Internet italiana avrebbe lottato fino anche a far cadere il Governo Prodi.

Ma, sicuramente, l'intervento più importante, scritto non a caso sul blog di Beppe Grillo, lo aveva rilasciato Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il responsabile del decreto sull'editoria che ha come obiettivo quello di riformare l'intero settore.


Ricardo Franco Levi ha scritto:
"Con il provvedimento che tra pochi giorni inizierà il suo cammino in Parlamento non intendiamo in alcun modo "tappare la bocca a internet"‚ provocare "la fine della Rete". Non ne abbiamo il potere e, soprattutto, non ne abbiamo l’intenzione (...)

'’Ci occupiamo di editoria persuasi che, nel tempo in cui viviamo, un prodotto editoriale si definisca a partire dal suo contenuto (l’informazione), e non piu’ dal mezzo (la carta) attraverso il quale esso viene diffuso.

Vogliamo creare le condizioni di un mercato libero, aperto ed organizzato in modo efficiente. Per questo, intendiamo, tra le altre cose, abolire la registrazione presso i Tribunali sino ad oggi obbligatoria per qualsiasi pubblicazione e sostituirla con l’unica e piu’ semplice registrazione preso il Registro degli Operatori della Comunicazione (Roc) tenuto dall’Autorita’ Garante per le Comunicazioni (AgCom).

Anche su questo punto, da lei particolarmente criticato e temuto, lo spirito della nostra legge è chiaro. Quando prevediamo l’obbligo della registrazione non pensiamo alla ragazza o al ragazzo che realizzano un proprio sito o un proprio blog.

Pensiamo, invece, a chi, con la carta stampata ma, certo, anche con internet, pubblica un vero e proprio prodotto editoriale e diventa, cosi’ un autentico operatore del mercato dell’editoria.

Siamo consapevoli che, soprattutto quando si tratta di internet, di siti, di blog, la distinzione tra l’operatore professionale e il privato puo’ essere sottile e non facile da definire.

Ed e’ proprio per questo che nella legge affidiamo all’Autorita’ Garante per le Comunicazioni il compito di vigilare sul mercato e di stabilire i criteri per individuare i soggetti e le imprese tenuti ad iscriversi al Registro degli Operatori'’.

Quanto alle responsabilita’, la sostanza di cio’ che abbiamo scritto nel nostro disegno di legge e mi sembra una disposizione di buon senso e’ che per chi pubblica un giornale debbano valere le medesime regole sia che si tratti di un giornale stampato sia che si tratti di un giornale on-line.

Piu’ in generale e al di la’ di quanto previsto dalla nostra legge, credo, pero’, che il tema della responsabilita’ per cio’ che viene pubblicato sulla rete sia un tema importante e che a nessuno dovrebbe stare piu’ a cuore che a chi usa, apprezza e ama la rete'’


Marcello Tansini ha scritto:
A questo punto, posso dire che ero stato buon profeta quando sempre sabato mattino avevo scritto: " Premetto un mio personale pensiero: come numerose altre iniziative normative che la politica italiana ha cercato di rendere obbligatoria per legge in Italia ( basti pensare alla legge che prevedeva che una copia di tutti i siti dovesse essere depositati nella biblioteca centrale...a proposito che fine ha fatto questa disposizione ? ) anche questa cadrà nel vuoto perchè assolutamente inapplicabile e non coerente con la natura stessa di Internet. "

L'articolo di legge, dunque, che prevedeva che chiunque avesse un blog o un sito lo dovesse registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro sembra, senza ombra di dubbio, che sarà modificato. Tra l'altro, è doveroso anche sottolineare, che gli intenti del Governo e di Levi ( se ce la raccontano giusta,ma credo proprio di sì almeno stavolta ) è che si volesse rivedere seriamente l'editoria in Italia, in maniera particolare quei finanziamenti " a pioggia" spesso troppo facili da ricevere per giornali e giornaletti di scarso valore e con una vita piuttosto corta. E solo facendo rientrare i siti Internet nella categoria editoria, i più meritevoli di questi (anche se spesso sono già delle testate giornalistiche equiparate) potrebbero ricevere dei finanziamenti.

Ci credo poco sui finanziamenti ai siti web, ma se gli intenti erano sinceri, l'idea di fondo non era sicuramente negativa. Allora, a questo punto, tutto bello, tutto finito, tanto rumore per nulla? In realtà, rimangono ancora dei problemi nel disegno di legge di riforma dell'editoria che sono parecchio preoccupanti per blog e siti internet, tali per cui è sicuramente necessario non abbassare la guardia e che già indicavo nelle mie considerazioni di sabato mattina.

Riprendiamo una delle ultime frasi del sottosegretario Riccardo Franco Levi in risposta a Beppe Grillo: " Quanto alle responsabilita’, la sostanza di cio’ che abbiamo scritto nel nostro disegno di legge e mi sembra una disposizione di buon senso e’ che per chi pubblica un giornale debbano valere le medesime regole sia che si tratti di un giornale stampato sia che si tratti di un giornale on-line. Piu’ in generale e al di la’ di quanto previsto dalla nostra legge, credo, pero’, che il tema della responsabilita’ per cio’ che viene pubblicato sulla rete sia un tema importante e che a nessuno dovrebbe stare piu’ a cuore che a chi usa, apprezza e ama la rete "

Su questo punto è intervenuta su Repubblica.it anche Sabrina Peron, avvocato e autrice del libro "La diffamazione tramite mass-media" (Cedam Editore) che spiega come se un sito web o un blog dovesse essere obbligato alla registrazione ad un registro come il ROC sarebbe sottoposto a tutte le attuali norme anche penali sulla stampa, come ad esempio quella della diffamazione.

Ora, autorevoli ministri ci hanno spiegato che la legge sarà rivista e non ci sarà nessun obbligo di iscrivere a nessun registro nessun blog o sito web personale, ma ci piacerebbe essere rassicurati anche sulla questione della responsabilità di chi scrive online, e non semplicemente affermare "controllare quello che viene scritto su Internet con lo spirito di come si controlla un giornale."

Perchè non mettere delle regole chiare, invece, di una frase così aperta a tutte le interpretazioni? Sarebbe semplicissimo: un sito che incita al razzismo, all'odio religioso, incita attentanti, ecc, ecc va chiuso. Gli altri possono dire quello che vogliono...e al massimo se una persona viene "offesa" da un opinione espressa in un sito o un blog personale può denunciare per diffamazione il suo autore e chiedere un risarcimento, ma nessuna denuncia penale.

A quanto mi risulta anche il Ministro Gentiloni si sarebbe espresso in questa maniera, per evitare qualsiasi possibile fraintendimento. Perchè in Italia, non è assolutamente da dimenticare, continuano ad aumentare in silenzio i siti censurati dal Governo che li rende irraggiungibili con le nostre connessioni e numerosi politici (ultimi in termini di tempo Casini e Mastella) hanno minacciato denunce e querele contro blog realizzati chiaramente contro le loro idee politiche.

Ma questa è Internet...cosa dovrebbero dire Bush e gl altri leader europei e mondiali sbeffegiati ogni giorno anche da importanti e-zine lette da milioni di persone in lingua inglese? E poi, perchè prima di denunciare un giornalista ed un giornale ci si pensa dieci volte, mentre si chiama quasi subito la polizia postale per far chiudere un determinato sito o blog? Meno male che poi non accade subito, visto la competenza della polizia postale.

Una domanda, però, sorge spontanea: l'informazione su Internet vale meno della carta stampata?

Comunque, per evitare antipatiche situazioni che potrebbero nascere come quelle sopra ricordate è sicuramente meglio mettere "i puntini sulle i" ed eliminare ogni possibile interpretazione e fare leggi chiare e precise soprattutto su un argomento come Internet che è assolutamente ancora poco conosciuto in Italia sopratutto da chi ci governa ( ma stanno imparando velocemente...e infondo questo repentino dietrofront è la dimostrazione ).


Torna in cima
Anonymous

Ospite















MessaggioInviato: Ven Ott 26, 2007 9:43 am    Oggetto:  
Descrizione:
Rispondi citando



Zeusnews ha scritto:


Tassa Internet, si va verso l'esenzione per i blog.

Levi: chi pubblica un blog sarà escluso dall'obbligo di iscrizione al Roc. Ma l'aggiunta all'articolo 7 non soddisfa tutti.

[ZEUS News -
- 25-10-2007]

"Sono esclusi dall'obbligo di iscrizione al Roc i soggetti che accedono ad internet o operano su internet in forme o con prodotti, come i siti personali o ad uso collettivo che non costituiscono un'organizzazione imprenditoriale del lavoro".

Queste parole, dichiara Ricardo Franco Levi, verranno aggiunte in un comma aggiuntivo all'articolo 7 del discusso disegno di legge che riformerà l'editoria online.
Levi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e tra i promotori del disegno di legge, intende così escludere i blog dalla "tassa su Internet" di cui si è tanto parlato in questi giorni.

Quindi i blog non dovranno più iscriversi registro degli operatori della comunicazione?

Per ora la parola d'ordine è prudenza: aspettiamo di vedere la legge approvata.

Mario Adinolfi, blogger candidato alle primarie del Pd, mostra apprezzamento ma anche preoccupazione: "Siamo soddisfatti per la correzione ma continuiamo a ritenere che sarebbe stato meglio abolire l'articolo 7".

Stessa è la posizione di Giuseppe Giulietti, deputato dell'Unione, che chiede di cancellare completamente il comma per evitare ambiguità.

Anche Pietro Folena, presidente della commissione Cultura, non è del tutto soddisfatto: "Penso anche che occorra ancor meglio precisare la proposta avanzata oggi dal sottosegretario Levi, perché possono esserci realtà di confine, come i siti internet informativi senza scopo di lucro e quelli partoriti da volontariato e da associazioni e in generale tutte quelle realtà che hanno come scopo l'informazione in sé e non la vendita dell'informazione".

E aggiunge: "I blogger rimangano mobilitati: facciano pressione".

Torna in cima
Anonymous

Ospite















MessaggioInviato: Lun Ott 29, 2007 9:30 pm    Oggetto:  
Descrizione:
Rispondi citando

La Rete e la legge sull'editoria.

La difficoltà di regolamentare il web. - Articolo tratto da Lavoce.info

Michele Polo ha scritto:


Il disegno di legge sulla riforma dell’editoria presentato nel Consiglio dei ministri del 12 ottobre ha suscitato in pochissimo tempo un diffuso allarme legato principalmente agli obblighi di registrazione e alla conseguente applicazione della disciplina sulla diffamazione ai molti prodotti e siti del mondo Internet.

In modo efficace quanto strumentale, l’immagine che si è diffusa è quella di una manovra per imbavagliare i blog, primo tra tutti il "blog per eccellenza" di questi ultimi tempi, quello promosso e gestito da Beppe Grillo.

Il governo è intervenuto a più riprese attraverso il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Levi per chiarire le intenzioni del disegno di legge.
Ribadendo che le nuove misure vogliono uniformare il trattamento per le pubblicazioni tradizionali e quelle che utilizzano unicamente il supporto della rete, senza tuttavia volere estendere obblighi e controlli al variegato mondo di Internet.

All’Autorità delle Comunicazioni, in sede attuativa, l’arduo compito di tracciare i confini tra pubblicazioni professionali via Internet e blog.

Conviene dividere il commento a questa vicenda in due punti. È giustificato l’obiettivo di estendere la regolamentazione e gli obblighi di obiettività anche all’attività editoriale via Internet?
È la cura proposta adatta, o rischia di debordare in una serie di oneri nel migliore dei casi inutili e nel peggiore forieri di un controllo eccessivo?

La diffamazione a mezzo stampa

La materia della diffamazione a mezzo stampa è un elemento delicato nella regolamentazione del mondo delle informazioni.

È intesa a garantire i soggetti da informazioni inesatte o calunniose, e trova la sua giustificazione ultima nell’impossibilità dei soggetti calunniati di accedere, almeno con uguale evidenza, ai mezzi di informazione in modo da ottenere una rettifica.

Così come si motiva per il fatto che la semplice rettifica in molti casi non può cancellare gli effetti negativi della notizia iniziale. Questo vale per la reputazione delle persone così come per gli effetti che determinate notizie possono avere sui mercati.

Da questo punto di vista il mondo di Internet sembrerebbe offrire una possibilità di entrata più semplice e meno costosa per quanti volessero diffondere in rete delle rettifiche rispetto a notizie inesatte o false: rispetto al mondo dell’informazione tradizionale, le barriere all’entrata su Internet sono infatti molto più basse in termini di costi, infrastrutture e know-how.

In fondo, si potrebbe obiettare, il ministro Mastella dispone di un proprio blog con cui rispondere alle critiche rivoltegli da altri blog.
Ma le barriere all’entrata non sono tuttavia assenti. Né occorre dimenticare che il semplice accesso alla rete non equivale alla capacità di raggiungere il pubblico di quanti hanno raccolto la notizia falsa.

Un sito che si è oramai guadagnato un ampio pubblico di fedeli internetnauti è in grado di raggiungere una audience molto ampia, che solo in minima parte sarebbe raggiungibile da chi volesse diffondere la smentita.

Esistono altri incentivi che possono limitare l’uso distorto di Internet per diffondere notizie non vere?

Il meccanismo fondamentale che, ad esempio, governa un sito come lavoce.info è quello della reputazione dei propri membri.
Reputazione custodita attraverso la politica di trasparenza del sito e attraverso le regole interne che richiedono di non intervenire laddove vi sia un conflitto di interessi, ad esempio derivante da incarichi istituzionali temporaneamente rivestiti da qualche redattore.
Reputazione che spiega la pronta smentita che la redazione de lavoce.info ha inviato al quotidiano La Repubblica quando Eugenio Scalfari ha sostenuto un forte pregiudizio nei commenti sulla politica di bilancio del governo Prodi rispetto al governo Berlusconi.

La reputazione non è un toccasana.

Ma la reputazione non è un toccasana generale. Può essere uno strumento potente per chi, come lavoce.info, pur svolgendo un ruolo continuativo di informazione, è promosso da persone che hanno in gioco essenzialmente solo la propria credibilità professionale.

È stata probabilmente un elemento importante nel costruire la popolarità del blog di Beppe Grillo, tra i primi a individuare, spesso in anticipo sulle inchieste della magistratura, fenomeni patologici del mondo della finanza.
Un sito gioca la propria credibilità ogni giorno attraverso l’esattezza delle informazioni che diffonde.

Quando i propri lettori chiedono al sito esattezza e non partigianeria. Ma l’autocontrollo indotto dalla reputazione in gioco inizia a essere meno efficace quando cambia la natura del pubblico raggiunto, o quando mutano le ragioni dell’identificazione del lettore con il proprio sito preferito.

Un sito partigiano che si rivolge a un pubblico partigiano non vede in gioco la propria reputazione per il fatto di diffondere notizie inesatte, così come molti giornali apertamente schierati con una parte politica non vedono diminuire la reputazione, ma semmai accrescere le ragioni di fedeltà, quando diffondono notizie distorte o anche false a sfavore della parte politica avversa. In questo senso la reputazione di per sé non è sufficiente a garantire trasparenza e correttezza dell’informazione quando altri siano gli interessi in gioco nel mezzo di informazione e nei propri lettori.

Il problema della asimmetria tra potenziale calunniato e potenziale calunniatore quindi rimane anche nel mondo di Internet, un fallimento del mercato che può giustificare un intervento pubblico di regolamentazione.

Difficile regolare Internet

Ma qui si entra nel secondo aspetto, relativo alla possibilità di individuare una cura che non peggiori la situazione.
Il problema in questo senso sta tutto nell’estrema difficoltà di regolare per legge un mondo variegato e in continua mutazione come quello di Internet, dove coesistono moltissimi format e contenuti differenti, e dove occorrerebbe tracciare il confine per individuare quali dovrebbero essere soggetti a regolamentazione e quali non dovrebbero esserlo.

Non è da questo punto di vista il format l’unico elemento che conta: un blog come quello di Grillo svolge un ruolo di informazione del tutto analogo a un mezzo di informazione, data l’ampiezza del pubblico raggiunto e dei temi trattati.

Ma dal punto di vista del format non è molto diverso dai blog amatoriali. Prodotti editoriali su Internet possono avere impatto, frequenza di aggiornamento, copertura di temi molto diversi, rendendo i problemi sopra discussi rilevanti o meno.

La retromarcia e le molte precisazioni che il governo ha diffuso dopo l’iniziale presentazione del disegno di legge confermano come sia estremamente arduo provare a regolare una materia di questo genere.
E come sia raccomandabile una linea estremamente cautelativa nell’estendere al mondo di Internet quei controlli e garanzie attuate nel più tradizionale mondo dell’informazione.

Torna in cima
Anonymous

Ospite















MessaggioInviato: Mer Ott 31, 2007 9:28 am    Oggetto:  
Descrizione:
Rispondi citando



Zeusnews ha scritto:


Quei geriatri che vorrebbero imbavagliare Internet.

Secondo il Times proposte di legge come la Prodi-Levi vanno attribuite all'età accessivamente avanzata dei nostri uomini di governo.

[ZEUS News -
- 31-10-2007]

Il disegno di legge Prodi-Levi, anche noto come "la tassa su Internet" e che ha suscitato tante reazioni in Italia, fatalmente non poteva non attirare anche i commentatori stranieri.


Farà quindi probabilmente discutere nei prossimi giorni l'articolo del Times Online dal titolo: "Un assalto geriatrico sui blogger italiani".

Una parte dell'articolo descrive la proposta di legge, raccontando quello che tutti coloro che in Italia hanno minimamente a che fare con Internet sanno, e che lascia - giustamente, a voler ben vedere - basiti gli stranieri quanto gli italiani. E ciò è normale.

Ciò che invece colpisce è la faciloneria con cui il Times - che è sempre "autorevole" - si affida all'equazione "vecchio = ignorante in tecnologia", come se bastasse l'anagrafe a non far partorire idee malsane.

La tesi del Times è che la colpa sia da attribuire a un governo composto da gente vecchia (e si va dal sessantottenne Presidente del Consiglio all'ottantaduenne Presidente della Repubblica) che si oppone con tutti i mezzi al mondo moderno.

Non perché la Rete può essere un potente mezzo d'informazione, non perché Internet ha una natura per la quale i controlli possono essere elusi. Ma perché è una cosa nuova, e loro sono vecchi.

Come questa approssimativa generalizzazione si coniughi con l'esperienza, che porta senza difficoltà a incontrare giovani dalle menti sclerotizzate e anziani acuti e informati, è un argomento che non viene affrontato.

Il fatto è che non si tratta di una questione di età: la questione è avere persone competenti che legiferino su ciò che conoscono: questo pare davvero mancare in Italia. Che poi siano giovani o anziani, che importa?

Nell'articolo si suggerisce poi che il disegno di legge sia stato in effetti pensato per quei blogger divenuti problematici per chi detiene il potere, e si fa il nome del più rappresentativo, Beppe Grillo.
Tuttavia - continua il Times - il punto non è questo: il punto è il tentativo di mettere il bavaglio alla libertà di espressione.

E qui si centra la questione: la paura che ha fatto sollevare le proteste (di cui però l'autore dell'articolo dice di non accorgersi; anzi, nota una "mancanza di allarme") è proprio quella.

Ma siamo proprio sicuri che sia l'età il male che ha suggerito una proposta come quella?
O non è piuttosto quella del Times una banalizzazione di un problema più serio, vale a dire la tentazione della censura che può affascinare qualcuno indipendentemente dagli anni che questi porta con sé?

D'altro canto per gli inglesi, ma anche per quegli italiani che passano il tempo a lamentarsi di quanto sia brutto il proprio Paese, evidentemente viene comodo pensare che l'Italia sia soltanto la nazione delle macchiette. Come dice il Times: "Enjoy the sunshine, vino rosso and tagliatelle".

Matteo Schiavini - Olimpo Informatico

Torna in cima
francesco527

Ospite















MessaggioInviato: Mer Ott 31, 2007 7:42 pm    Oggetto:  
Descrizione:
Rispondi citando

Franco Levi ha un cognome che è quanto dire o che dice tutto, il fatto che si pensi dell'Italia che sia il paese del vino rosso e tagliatelle non è affatto, ne strano , ne falso, siamo il paese del G8 più ridicolo del mondo.
Siamo sempre la, l'8 settembre è diffcile scrollarcelo di dosso
Torna in cima
Anonymous

Ospite















MessaggioInviato: Mer Ott 31, 2007 9:38 pm    Oggetto:  
Descrizione:
Rispondi citando

la gens è una fortuna che non a tutti capita ed il non portar onore alla gens è una fatalità che capita anche troppo spesso ultimamente.
Torna in cima
Anonymous

Ospite















MessaggioInviato: Mar Nov 13, 2007 2:50 pm    Oggetto:  
Descrizione:
Rispondi citando



Zeusnews ha scritto:


Se il blogger è un giornalista.

Dalla vertenza legale per uso improprio di un marchio registrato ad una interpretazione che farà discutere e rischia di far testo nel diritto d'oltre oceano. Sperando che non sbarchi anche in casa nostra.

[ZEUS News -
- 13-11-2007]

Un certo Daniel Philips si è visto citare in giudizio da D. Schmidt in rappresentanza di Bidzirk, con l'accusa di aver inserito il logo della socità sul suo blog nonché di altre simili e concorrenti "nefandezze".

La difesa di Philips invece non solo ha rivendicato il diritto di scrivere su quanto di pubblico dominio, ma ha anche fatto riferimento al Freedom of Information Act, cioè quella norma del diritto statunitense che prevede il diritto per il giornalista di pubblicare in pratica qualsiasi cosa senza che si possa opporre riservatezza, violazione di privacy e via discorrendo, purché nella specie si tratti di persone o fatti in qualche modo "pubblici".

La cosa deve aver posto in grave imbarazzo il magistrato, che da ultimo ha deciso di ricorrere all'analisi di quanto pubblicato dal blogger per riscontrare se avesse o no i requisiti richiesti dal legislatore per il superamento degli interessi privati; cioè se il parto di Philips avesse o no contenuti "giornalistici".

Evidentemente la decisione deve essere stata favorevole, poiché chi ha iniziato la controversia è stato condannato a pagare danni e spese; tuttavia il fatto sarebbe senza storia se non inducesse a qualche riflessione sulle cose recenti di casa nostra.

Innanzi tutto c'è da dire che, in in Paese in cui certi giornalisti, pochi (per fortuna) magistrati e quasi tutti i politici si dedicano a tempo pieno allo sberleffo, alle recriminazioni o all'insulto più o meno mascherato, la questione dei blog e della loro sopravvivenza è essenziale; e tanto più è essenziale quanto più ci si affanna a irreggimentarli o a combatterli per costringerli al silenzio.

"Fare" un blog - almeno da noi - può essere o non essere giornalismo, ma sicuramente è espressione libera di chi è al di fuori delle "caste" e non ha altrimenti voce in capitolo su quel che succede e su quel che vorrebbe invece avvenisse.

Perciò l'idea di mettere dapprima la mordacchia ai blogger col pretendere l'iscrizione a un albo (o a un elenco, che fa lo stesso) e successivamente di comunque ridurre l'habitat dei medesimi mediante tassazione, la dice lunga sul fastidio che danno le voci inconsuetamente fuori dal coro.

Dodi Casella

Torna in cima
Mostra prima i messaggi di:   
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> ATTUALITA' Tutti i fusi orari sono GMT + 1 ora
Pagina 1 di 1

 
Vai a:  
Non puoi inserire nuovi Topic in questo forum
Non puoi rispondere ai Topic in questo forum
Non puoi modificare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi cancellare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi votare nei sondaggi in questo forum
Non puoi allegare files in questo forum
Puoi scaricare files da questo forum





SPIRITO LIBERO E INDOMITO. IL FORUM DI CHI NON AMA CANTARE NEL CORO DEI PIU'. topic RSS feed 
Powered by MasterTopForum.com with phpBB © 2003 - 2008