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BARILE A 200 US$? "PREZZO MODERATO".
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Anonymous

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MessaggioInviato: Mer Apr 30, 2008 6:51 pm    Oggetto:  BARILE A 200 US$? "PREZZO MODERATO".
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- 30/4/2008

Maurizio Blondet ha scritto:


Forse una buona notizia: i giapponesi si sono stufati di comprare Buoni del Tesoro americani. Per convincersi, il Giappone, che detiene da solo il 12% del debito pubblico USA (586,6 miliardi di dollari), ha dovuto assistere alla perdita su quei suoi presunti «valori» del 7% in soli tre mesi.

Il motivo è il deprezzamento del dollaro, che non è compensato dagli interessi pagati sui BOT americani. Di fatto, l’interesse è meno di zero in termini reali (1).

Una volta convertiti i BOT-dollaro e le azioni-dollaro in yen, secondo Merrill Lynch, anche tenuto conto dei capital-gain, gli investitori giapponesi hanno perso nell’anno scorso il 4%. Se avessero investito nei BOT tedeschi, i Bund, avrebbero guadagnato il 4,5%. Ma persino se avessero messo i soldi nei Buoni del Tesoro giapponesi decennali, che notoriamente sono quelli che rendono meno nel mondo, avrebbero guadagnato 1,50%.

Così - finalmente - i tre massimi colossi assicurativi nipponici, Dia-Ichi Mutual Life Insurance, Meiji Yasuda Life, e Sumitomo Life, nonchè alcuni grandi fondi d’investimento, hanno smesso di aumentare le riserve in dollari ed hanno aumentato la quota in euro, guadagno garantito, visto che l’euro s’è apprezzato in un anno del 15% sul dollaro.

Altri istituti finanziari stanno cautamente liberandosi dei Treasury Bills. Perchè è una buona notizia?

Perchè è solo uno sciopero dei grandi creditori verso gli USA (Giappone primo, Cina seconda) che possa scongiurare il rincaro del petrolio a 200 dollari, come previsto da Goldman Sachs, avvicinando invece la fine della bolla speculativa su greggio e materie prime. Come?

Tutto si gioca sull’inflazione americana, incendiata dalla Federal Reserve con le sue immani iniezioni di liquidità alle banche e speculatori americani decotti. Come si sa, dal 2006 la FED ha smesso di pubblicare i dati sulla M3, la massa monetaria nella più vasta accezione, per non far vedere a quanto ha fatto salire l’inflazione.

Il solo indice che consente di indovinare la situazione reale è quello che la Federal Reserve di Saint Louis emette dal 1991, la «money of zero maturity» (moneta a scadenza zero, che è l’M2 meno e più vari ammenicoli). Questo indice mostra che la massa monetaria è cresciuta del 9,18% nel 2007, quindi ancora «moderatamente» rispetto al 2008, quando - dai dati del primo trimestre - risulta cresciuta del 30,3%, a rispecchiare l’espansione monetaria perseguita da Bernanke fin da gennaio (2).

Mettiamo che Bernanke continui il pompaggio a questo ritmo per i prossimi quattro anni: poichè i prezzi crescono con la massa monetaria, a quel punto i prezzi in USA sarebbero cresciuti del 236%. Il che significa che il petrolio, per mantenere il prezzo «reale» di oggi (sui 115 dollari il barile) costerà allora 386 dollari; dunque il barile a 200 sarebbe considerato un prezzo moderato, denunciante un declino del costo del petrolio in termini reali.

Ovviamente, se l’attuale politica della Banca Centrale Europea continuasse, nel 2012, per comprare un euro ci vorrebbero 5 dollari, invece dell’1,56 attuali. E’ lo scenario dell’iper-inflazione americana, stile Germania 1923. Quanto è probabile?

Può sembrare incredibile che Bernanke continui a pompare il 30% di denaro creato dal nulla per ben quattro anni. Ma egli ha già dimostrato di non temere l’inflazione, pur di «salvare il sistema» altamente speculativo basato sui debiti.

Se la misura del successo per la FED è scongiurare un crollo dei valori immobiliari, su cui tutta la piramide speculativa si regge, allora Bernanke abbasserà ancora i tassi il più vicino possibile allo zero, e la FED continuerà a «comprare» crediti sub-prime dalle banche offrendo dollari appena stampati, come già sta facendo, e a sostenere con dollari creati dal nulla ogni banca che minaccia di colare a picco.

Da novembre, una nuova presidenza con idee «sociali» potrebbe accentuare questa tendenza, sperando di contrastare la crisi con misure di stimolo all’economia (meno tasse e minor costo del denaro), aumento del deficit già colossale, magari barriere doganali contro le importazioni «che ci portano via il lavoro», il che non riporterebbe indietro i posti finiti in Cina, ma aumenterebbe il costo delle importazioni, intensificando la fiammata inflattiva.

Nè Obama, nè Hillary, nè John McCain hanno dato la sensazione di capire la natura e la misura della crisi americana, nè di avere idee sul come trattarla a parte gli «stimoli» inflattivi.

Una sola cosa può scongiurare questa deriva: la rivolta dei detentori dei US Bonds, ossia del debito pubblico americano. Perchè per continuare il pompaggio monetario e tener gonfie le bolle che il capitalismo terminale ha creato, gli USA devono emettere molto, molto più debito persino di quanto facciano oggi.

Deve venire un momento in cui anche le teste mediocri dei banchieri centrali asiatici e dei petroliferi del Golfo, apparentemente insaziabili prenditori di quella carta, rifiuteranno di ingollare altri BOT, il cui frutto è meno di zero in termini reali e che, denominato in dollari, si deprezza al ritmo del 30 % annuo o giù di lì. Sarebbe la dolorosa catarsi necessaria.

L’America, a secco di credito facile, dovrebbe rialzare i tassi, cominciando così la disagevole via del risanamento economico e della riduzione dell’inflazione.

Ovviamente, ciò ridurrebbe la liquidità disponibile sul pianeta e rallenterebbe la crescita mondiale, con tristi effetti su varii Paesi; ma ridurrebbe anche il capitale a prestito a disposizione degli speculatori internazionali, che sono quelli che hanno grandemente contribuito ai rincari di petrolio, materie prime ed alimenti nell’ultimo anno.

Già oggi si dice che alcuni hedge fund (speculativi) hanno dovuto limitare il loro «leverage» (indebitamento) a «solo» cinque volte il capitale proprio, anzichè le 20-30 di prima. Se i tassi d’interesse aumentassero, sia i fondi sia le banche che prestano loro il denaro dovrebbero fare i conti in un ambiente più severo; gli speculatori sarebbero privati delle «leve» con cui ingigantiscono le loro speculazioni, o avrebbero leve più corte.

La recessione-depressione globale, specie in Paesi molto esposti nella bolla immobiliare (USA e Inghilterra, Spagna e Irlanda) e in quelli emergenti che si sono troppo indebitati (est europeo, Paesi baltici) avrebbe effetti meritatamente tremendi, il che ridurrebbe la domanda e quindi il rincaro delle materie prime. Con il declino dei prezzi di tali materie, anche la speculazione se ne allontanerebbe, in parte per il fallimento (speriamo) degli speculatori.

Per le materie prime rinnovabili, come le granaglie, i rincari recenti hanno già stimolato le colture: fra 12 mesi, potremmo assistere ad un eccesso di offerta, una volta esclusa la speculazione incenerita dai ribassi, perchè dopotutto i consumi alimentari crescono, ma abbastanza lentamente da consentire alla nuova produzione di tener testa alla domanda.
Il petrolio è un caso a sè. Da una parte, la recessione mondiale dovrebbe ridurne la domanda, e quindi il prezzo, tanto più se i tassi d’interesse alti mettono fuori gioco la speculazione. Ma è sul lato dell’offerta che sta il problema.

Nonostante i rincari, poche sono state le nuove scoperte o le maggiori produzioni: solo Iraq e Brasile hanno registrato aumenti del greggio disponibile, mentre in tutti gli altri Paesi tipo Messico, Venezuela e Nigeria i governi locali hanno imposto tali ostacoli alle compagnie (ovviamente estere) di estrazione, che la produzione in quei Paesi è calata del 10%. Anche la Russia ha una produzione declinante.

Ma quando i tassi d’interesse saranno alti e per la recessione la domanda tenderà al calo, e Paesi sgovernati come il Venezuela e la Nigeria torneranno a corto di denaro, essi probabilmente addolciranno gli ostacoli - ideologici e politici (la Nigeria tassa le compagnie straniere al 98%) - che impediscono prospezioni ed estrazioni moderne, e che sono la causa della produzione declinante.

Anche Mosca sarà indotta a meglio ricevere le compagnie che hanno tecnologie più efficienti di estrazione, oggi tenute alla porta.

Intanto, le durezze della depressione può darsi indeboliscano le resistenze (anch’esse ideologico-ecologiche) allo sfruttamento delle sabbie bituminose dell’Orinoco e dell’Alaska.

E’ possibile persino - se i creditori asiatici la smetteranno di ingoiare Us Bonds e quindi di incoraggiare l’inflazione USA - che il petrolio cali. Che torni a 70, magari a 50 dollari il barile.

Un’alba, si capisce, che sorgerà sulle rovine della recessione globale. Ma bisogna accontentarsi: questo è lo scenario più roseo oggi immaginabile.

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Adv



MessaggioInviato: Mer Apr 30, 2008 6:51 pm    Oggetto: Adv






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Anonymous

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MessaggioInviato: Ven Mag 30, 2008 10:51 am    Oggetto:  
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Qui invece un articolo americano che, pur non condividendolo in pieno, dice alcune cosette intelligenti che vorrei sottoporre alla vostra attenzione.



La benzina ad 8 $ per gallone. Le otto ragioni per cui prezzi più alti farebbero un sacco di bene agli americani.

Chris Pummer ha scritto:


San Francisco - 28/5/2008

Per essere una delle sostanze peggiori della terra il petrolio greggio ha una presa incredibile su tutto il globo.

Sappiamo tutti che è un veleno, ma pure ne siamo dipendenti come dall’aria e dall’acqua, che sono esattamente ciò che il petrolio avvelena.

Non dovremmo ormai, in questo 21° secolo, essere abbastanza avanzati tecnologicamente da finirla di trivellare il pus della Terra?

Indipendentemente dal fatto che crediate o meno che il riscaldamento globale stia minacciando il futuro del pianeta, dovete ammettere che il petrolio è ormai superato.

Gli Americani dovrebbero gioire invece che tremare al raggiungimento dei 4$ per gallone di benzina.
Abbiamo vissuto troppo a lungo sui carburanti a basso prezzo, abbiamo mancato di innovare, ed ora ci troviamo ad affrontare le conseguenze di competere per una risorsa in esaurimento nel mezzo di una domanda globale in rapida crescita.

Un ulteriore aumento del prezzo, come in Europa, a 8$ per gallone – o 200 e più dollari per il pieno di un SUV – sarebbe un catalizzatore per un cambiamento economico, politico e sociale di profondo impatto nazionale e globale.
Dovremmo affrontare una contrazione economica, ma sarebbe il dolore prima del guadagno.

L’economia USA ha assorbito il triplicarsi del prezzo dei carburanti negli ultimi sei anni senza per questo andare in recessione, almeno fino a marzo scorso.

L’insaziabile domanda da parte di Cina ed India potrebbe vedere i prezzi raddoppiare nei prossimi anni, dando così un rapido avvia al nostro processo di "svezzamento" dai combustibili fossili.

Considerate quanto bene deriverebbe dal prezzo del greggio e dei carburanti a livelli che metterebbero sotto sforzo le nostre finanze tanto quanto stanno mettendo sotto sforzo le relazioni internazionali e la saluto a lungo termine del pianeta:

1) – Un requiem per il motore a combustione interna.

Possono anche contenere sofisticati circuiti elettronici, ma i propulsori delle auto moderne sono, di fatto, molto poco diversi da quello della Ford T di 100 anni fa.

Il fatto che siamo ancora legati a corda doppia a questa antiquata tecnologia testimonia soltanto l’influenza delle grandi corporations del petrolio a Washington ed il loro successo ottenuti nel rallentare l’efficienza energetica e le energie alternative.

Dati i nostri risultati nel trasferire la potenza di un elaboratore mainframe in un palmare in solo pochi decenni dovremmo esser capaci di fare altrettanto con queste piccole e sporche “centrali termiche semoventi” che ci hanno sì ben serviti finora ma che sono ormai un rifiuto della storia.



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Ultima modifica di Anonymous il Ven Mag 30, 2008 10:57 am, modificato 1 volta in totale
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Anonymous

Ospite















MessaggioInviato: Ven Mag 30, 2008 10:53 am    Oggetto:  
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2) – Uno stimolo economico.

Essendo la necessità la madre dell’inventiva, la benzina ad 8$ innescherebbe tutta una serie di investimenti sicuramente in grado di suscitare incredibili progressi.

Il lavoro di creazione non sarebbe limitato ai laboratori di ricerca; si diffonderebbe rapidamente in imprese remunerative che contribuirebbero a ricostruire la base industriale americana e ci renderebbe leaders mondiali in un settore estremamente critico.

Le più incredibili scoperte potrebbero ancora essere lontane un quarto di secolo, ma non riusciremo a vedere massicci investimenti pubblici e privati in appropriate iniziative di ricerca fino a quando i crescenti costi del petrolio non minacceranno la nostra sicurezza nazionale e la stabilità globale – un’epoca che, purtroppo, si sta avvicinando rapidamente.

3) – Disinnescare la bomba mediorientale.

Questa parte del mondo che molto poco ha contribuito alla civiltà moderna, esercita un’influenza eccessiva sul resto del mondo in virtù di un solo significativo contributo: l’estrazione del greggio.

Eccetto che per assicurare la sicurezza d’Israele, gli USA non avrebbero virtualmente alcun interesse strategico o commerciale in questa regione instabile e desolata, a parte il petrolio, ed i suoi governanti più radicali non riuscirebbero a demonizzarci come gli affamatori dei loro popoli.

Nel lungo termine interrompere la nostra dipendenza dal petrolio mediorientale potrà certo richiedere l’accettare le trivellazioni nei territori incontaminati dell’Alaska, con la chiara comprensione che una protezione ambientale costosa ma efficace è facilmente compensata dal prezzo della benzina ad 8 $.

5) – Sgonfiare i potentati del petrolio.

Sullo stesso piano, il presidente venezuelano Chavez e quello iraniano Ahmadinejad hanno recentemente conquistato il palcoscenico mondiale grazie alla ricchezza petrolifera delle rispettive nazioni. Senza questa dovrebbero affrontare il difficile compito di costruire, partendo da altre basi, società ed economie eque e corrette nei loro paesi.

Quanto lontano potrebbe giungere il loro messaggio, e quanto a lungo potrebbero persino restare al potere se non fossero capaci di conquistare la temporanea fedeltà dei propri popoli con i ricchi proventi petroliferi?

5) – Sviluppo del trasporto di massa.

Chiunque si serva del trasporto di massa per recarsi al lavoro conosce le gioie di spostarsi senza auto (come si vede che l’autore vive in USA e non, p.es., a Roma o a Milano! N.d.t.).

Ciò nonostante ci sono stati ben pochi miglioramenti significativi al nostro sistema di trasporto di massa negli ultimi trenta anni perché la benzina a basso prezzo ci ha tenuto legati alle nostre auto.

Obbligati a confrontarsi con la benzina ad 8$, milioni di americani prenderebbero gli autobus, i treni, i traghetti e le biciclette e ridurrebbero l’inquinamento, la congestione e l’ansia generati dagli ingorghi del traffico nelle ore di punta.

Itinerari più convenienti e pianificazione dei tempi otterrebbero questo risultato.



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Anonymous

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MessaggioInviato: Ven Mag 30, 2008 10:56 am    Oggetto:  
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6) Un antidoto alla dispersione abitativa.

Il recente boom delle abitazioni ha dato il via ad un ulteriore sviluppo di piccole ed impersonali e comunità in molte aree periferiche remote.

Rendere più costoso uno spostamento di oltre 100 miglia (oltre 160 km., N.d.t.) fra andata e ritorno favorirebbe la costruzione di più zone abitative meglio collegate e più vicine ai centri cittadini, comprendendo anche sviluppi immobiliari a grappolo per quei milioni di baby pensionati che non avranno più bisogno delle loro enormi e vuote case suburbane.

Certo, c’è un sacco di terreno da sviluppare attraverso le nostre ricche pianure, ma costruire più abitazioni attorno alla città ed ai centri cittadini migliorerà quel senso di comunità che manca in quegli anonimi sobborghi degli hinterlands.

7) – Ripristinare la disciplina finanziaria.

Fin troppi americani vivono al di sopra delle proprie possibilità (e sennò come farebbero ad avere quel deficit commerciale? N.d.t.) e in nessun altra circostanza è così evidente come nelle nostre spese automobilistiche.

Facilitate da avidi finanziatori molte famiglie di medio reddito pagano ogni mese due rate da 400$ o più per veicoli da oltre 20.000 $ che consumano oltre 15.000 $ del reddito annuale fra assicurazione, manutenzione e carburante.

La stangata di dover aggiungere oltre 100 $ ad ogni pieno ci obbligherebbe tutti ad esaminare con attenzione quanto del nostro prezioso reddito viene bruciato da un mezzo di trasporto che se ne sta fermo per la maggior parte del tempo, e ci farebbe rivolgere l’attenzione alle auto piccole e medie, più economiche ed efficienti, che gli europei guidano ormai da decenni.

8°) Allentamento delle tensioni globali.

Sfortunatamente, noi umani non siamo ancora così evoluti da rinunciare a tentare di annientarci reciprocamente per il controllo delle fonti energetiche.

Senza voler parlare di eventuali armi di distruzione di massa, l’attuale guerra in Iraq potrebbe essere solo la prima di molte provocate dallo stesso motivo della conquista del petrolio.

Prezzi alti non solo raffredderebbero la domanda negli USA ma, ancor di più, rallenterebbero la corsa a capofitto della Cina e dell’India a fare gli stessi errori che noi abbiamo fatto con la troppo rapida industrializzazione; per esempio la Tata che progetta di vendere auto da 2.500 $ a decine di milioni di indiani, con nessunissima preoccupazione per le conseguenze ambientali.

Se noi riusciremo a sviluppare energie alternative sostenibili queste saranno un prodotto chiave da esportare che aiuterebbe grandemente la nostra bilancia dei pagamenti con i paesi produttori di beni di consumo.

Considerazioni aggiuntive.

Svezzarci dal consumo di greggio potrebbe essere il risultato che coronerebbe i progressi del genere umano nel 21° secolo.

Da questo potrebbe derivare lo sviluppo di prodotti non basati sul petrolio per sostituire i prodotti chimici, farmaceutici, plastici e pesticidi che attualmente consumano il 16% della produzione mondiale di greggio e che sono i principali responsabili della veloce crescita delle percentuali di cancro.

Per sua stessa definizione il petrolio è greggio. E’ ormai tempo di sviluppare fonti di energia molto più raffinate, e questo non potrà avvenire senza una contrazione della domanda innescata dalla crescita del costo.



Chris Pummer è un ex senior editor di MarketWatch e Bloomberg News e reporter per il Los Angeles Times e il San Jose Mercury News.

Fonte:
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Anonymous

Ospite















MessaggioInviato: Ven Mag 30, 2008 2:16 pm    Oggetto:  
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Citazione:

Fin troppi americani vivono al di sopra delle proprie possibilità (e sennò come farebbero ad avere quel deficit commerciale? N.d.t.) e in nessun altra circostanza è così evidente come nelle nostre spese automobilistiche.



... come anche molti Italiani Wink

Ciao.
.45
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Anonymous

Ospite















MessaggioInviato: Ven Mag 30, 2008 3:16 pm    Oggetto:  
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.45 ha scritto:
Citazione:

Fin troppi americani vivono al di sopra delle proprie possibilità (e sennò come farebbero ad avere quel deficit commerciale? N.d.t.) e in nessun altra circostanza è così evidente come nelle nostre spese automobilistiche.


... come anche molti Italiani Wink


Per quanto riguarda i carburanti vallo a dire al nostro peraltro ottimo amico Federale, che considera suo sacrosanto diritto andare ad inquinare in giro, possibilmente nella natura, col suo fuoristrada da 4.000 cc.

Non che sia il solo, per carità..., è che troppa gente considera ancora l'auto come un fine e non un mezzo, come uno status symbol per mostrare quanto successo si ha... e, molto più che le armi per noi appassionati, l'auto diventa veramente una "proiezione fallica"...

Mr. Green

(Vediamo se questa provocazione lo convince a tornare a questi lidi... Wink )
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Anonymous

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MessaggioInviato: Ven Mag 30, 2008 3:37 pm    Oggetto:  
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... mah, continuare a considerare l'auto come status symbol, mi fa tanto da "tamarro" e basta.

Basta pensare a quanto ormai costa l'auto in sè, la sua gestione ed il mantenimento e, con i tempi che corrono e quelli che verranno, non so se sia ancora tanto intelligente fare gli "sboroni" col macchinone.

Citazione:

Vediamo se questa provocazione lo convince a tornare a questi lidi... )


... la vedo dura. Rolling Eyes

Ciao.
.45
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Ospite















MessaggioInviato: Ven Mag 30, 2008 4:19 pm    Oggetto:  
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.45 ha scritto:
... mah, continuare a considerare l'auto come status symbol, mi fa tanto da "tamarro" e basta.


Conta quanti SUV ultracostosi ed ultraspreconi ci sono in giro ed otterrai il numero di tamarri in circolazione..., a me basta affacciarmi dalla finestra tutte le mattine e vedere quante mammine prendono un SUV da 2 tonnellate per portare all'asilo 25 kg. di bambino..., magari a un paio di km. da casa...

Evil or Very Mad
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