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SPIRITO LIBERO E INDOMITO. IL FORUM DI CHI NON AMA CANTARE NEL CORO DEI PIU'.



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NAVIGARE IN TONDO
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Anonymous

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MessaggioInviato: Mar Set 02, 2008 6:13 pm    Oggetto:  NAVIGARE IN TONDO
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Dita irrequiete scivolano lungo la tastiera pigiando le lettere con soave leggerezza. Ondeggia impassibile nel silenzio della notte, tamburellando, un piede nervoso che trova sul suo percorso la stoffa imbottita delle ciabatte. La luce è un monitor e illumina ben poco, ma nel nero oscuro spicca il bianco riflesso nelle pupille. "Out in the real world (in real time), birdie go fly fly, bye bye!" geme David Thomas su grappoli di note perse nel vuoto mentre la musica corre simile alla carta vetrata giù nello stomaco di Francesca. Dal pomeriggio scrive infaticabile condividendo la sua essenza con i tiepidi colori del monitor frignante. Quelle forme sinuose le ricordano il profumo del plaid rosso e arancio con cui nonna Elena la copriva quando le capitava di assopirsi sul divano. Profumo di camino. Profumo di una casa accogliente.
Il trambusto cessa di colpo. La schiena si raddrizza sulla sedia e contemporaneamente la testa si piega sulla spalla. Gli occhi sgranati dallo stupore fanno paura solo a chi non la conosce. Francesca sente il sangue fluire nelle vene per la prima volta. È viva come non lo è mai stata. Felice si direbbe a giudicare dal luccichio dei denti schiusi finalmente da un sorriso. Eppure è vertigine quella in cui sprofonda per pochi attimi che durano secoli. Un vuoto nel quale segue a volo di drago la sua spirale, velocissima, per poi atterrare di nuovo nel mondo dei vivi. Una mosca ha visto le sue dita sollevarsi nell'aria, ferme, solo per un secondo in realtà. Seduta nella sua camera a chattare è una scena che si ripete da anni ormai. C'è vita fuori? Non chiedetelo a lei. Lei è viva dentro. Lei respira quel cursore lampeggiante che partorisce a singhiozzi le verità di cui si nutre avidamente da sempre. L'aria è tiepida e inodore dentro casa. Dentro di lei no. Dentro è un cozzare di colori che generano sapori. Allo schermo, scolpita quasi, si legge questa parola: "SI".

"È come vivere un' altra vita!" ridacchiò Noemi.
Nel bagno della scuola, davanti ad un uditorio composto da una decina di ragazze, qualche sigaretta e qualche spinello, Noemi, la ragazza più famosa non solo del liceo, ma di tutta la città, distribuiva i suoi insegnamenti sulle accattivanti sensazioni di potere derivanti da una frenetica attività sessuale. Noemi non era particolarmente bella, quanto più dotata di un’ innata capacità felina. Le forme umane (perché questo diventavano) che le capitavano a tiro si tramutavano presto in tappetini da bagno.
Francesca aveva perso il contatto con la realtà dei suoi quindici anni già da tempo e cercava nel frattempo una via d’ uscita alla patetica situazione, trovandola, nel punto focale dell’ accorato discorso di Noemi: internet.
“I maschi sono stupidi!” sentenziava la menade e Francesca si sentiva inutile nella sua verginità forzata. Il racconto procedeva delineando i contorni di un incontro cercato su internet con un sessantenne ricco. Noemi raccontava a tutte che il suo blog fotografico le procurava un sacco di trastulli temporanei.
Francesca immaginava sé stessa al posto di Noemi. Avrebbe potuto reggere situazioni simili? Avrebbe portato il suo corpo lontano dal torpore della noia? In un mondo veloce preda solo di domande assillanti e non di risposte Francesca affiorava finalmente partorita da un eccesso di delusioni.

Io la vedo in quel giorno di due anni fa, quando ancora quindicenne decise di porre rimedio al suo peregrinare esistenziale: mani emozionate sbottonano la camicetta con lentezza e confusione cercando di ritardare quel che in realtà è il cuore a comandare. Reclina il capo imbarazzata nonostante la solitudine. Non ama vedere la sua immagine riflessa allo specchio. Il suo corpo lo considera una cocente bugia e non le appartiene. Non può fermarsi a riflettere perché la macchina è pronta. La luce è quella giusta. Il conto alla rovescia comincia. È quasi nuda. Cerca di riportare alla mente la foto dell' attrice famosa vista su di una rivista. Le vuole assomigliare. Deve sentirsi bella quanto lei, e questo processo richiede concentrazione. Il cuore le pulsa forte. Sistema il trucco. Controlla l'orologio. Non è tempo per i suoi genitori di rincasare dal lavoro. Tende l' orecchio, predatrice, nel tentativo di scovare presenze vicine. Meglio essere prudenti pensa. Si sdraia sul letto. Assume la posizione da modella e mostra le sue grazie. Il flash dell' autoscatto illumina: un attimo è fissato per sempre nel tempo e l' acerbo corpicino viene assorbito dalla rete mondiale di internet preda di visioni non tanto mistiche pronto per regalare alla sua padrona quella giusta dose di notorietà e di attenzioni.

La sveglia sul comodino lampeggia le 00.04. Ancora le tremano le mani. Ed è tesa come ma forse ancor di più di una corda di violino. Infila le calze a rete. Controlla che in borsa ci sia tutto: sigarette, preservativi, cartine. Inserisce la minigonna. Allo specchio comincia a truccarsi: rosso, fucsia; non ha tempo per i capelli, così li tira tutti indietro e li stringe con un elastico. Indossa un top rosso. Mette in bocca un chewingum e si blocca terrorizzata sulla punta dei piedi ai piedi al letto. Lo status di moto uniformemente accelerato che ha colpito tutto il suo corpo ha fatto sì che impiegasse una masticazione violenta ed eccessivamente rumorosa. Cessato il pericolo: in una mano tiene un paio di sandali dal tacco vertiginosamente 70, nell’ altra porta la borsetta. Fortuna la sua pensa, per aver chiesto ad Andrea quelle cose in prestito proprio pochi giorni fa. Ghepardo raggiunge a memoria il portone di casa. Sente un po’ di sudore freddo sulla schiena. Riesce ad aprire la porta. Si tormenta il labbro inferiore con i denti. “Troppo rumore! Troppo rumore!”.
Ormai è alle spalle il nido in cui è cresciuta coccolata ogni secondo della sua vita. Ora è una corsa. Non contro il tempo, ma contro l’impazienza, contro la curiosità.

Le sue foto erano le più cliccate sul sito della chat. Riceveva proposte di ogni tipo da tutti i tipi di ragazzi. Molte persone aspettavano infatti che lei fosse on line per poterle parlare sin dal primo pomeriggio. Francesca cominciava a sentirsi importante finalmente, apprezzata, conosciuta. Nella realtà della rete era una Noemi, fra le tante, ma pur sempre una Noemi. Aveva avuto anche diversi incontri ma nessuno in grado di farle sentire le farfalle nello stomaco tanto decantate dalle riviste o dai telefilm-film. O almeno lei pensava dovesse sentirle. Lo scontro con Badboys82, in un pomeriggio noioso di versioni latine e limiti matematici, fu profetico da questo punto di vista. Il colpo principale lo ricevette alle gambe per prima: sussultavano. In maniera inaspettata. Sulla scorta di poche semplici parole <<hai proprio un bel nic!>> scoprì di essere a lui sconosciuta. Altri pochi minuti e le parole fluivano inesorabili verso lidi ignoti, verso un mondo soffice, quasi come un “sentirsi finalmente a casa” pur vivendo già in casa, là dove la comprensione finalmente era fisicamente tangibile in un pur sempre blando “ti capisco” ma dall’ importanza innovativa in chi vive la contraddizione del “successo”. Il conseguente e, lento nel tempo, scambio di foto e ancora, di informazioni anagrafiche, relegò a badboys82 il ruolo di eroe senza macchia e senza paura, e costrinse i due ad infinite sessioni solitarie consuma tastiere. Francesca non riusciva a credere alla sua fortuna. Un anno passato a farsi rincorrere dai perversi più sfigati del mondo e infine l’ incontro con un ragazzo con cui valeva la pena non solo lasciarsi andare in intricati amplessi, ma anche chiacchierare.
Occorsero due mesi. Due mesi in cui spiegò per la prima volta anche a se stessa, oltre che al bad, i motivi del suo disordine interiore, delle foto osé, di tutto quanto. In uno stentato italiano infarcito di preziosismi dialettali, tra un emoticons e una gif animata, Francesca incoraggiava sul monitor, per il monitor di Badboys82, la storia dei suoi ultimi due anni. Un racconto distribuito nel tempo ovviamente. In cui non poteva non sfuggire la disarmante sensazione di inadeguatezza di Francesca. Sfociava nell’ istinto primordiale più conosciuto dall’ uomo: scappare. Correre via lontano il più possibile e trovare un rifugio. Badboys82 era dalla sua parte e anzi la incitava nelle sue delibere.

La partita l’hanno giocata fino a questa sera. A distanza. Dalle rispettive camerette. L’ orgoglio di chi si scopre desiderabile. La vanità di chi sa di aver conquistato qualcosa di irraggiungibile, di raro, di prezioso. Scambi verbali conditi da un pizzico di malizia, sul filo dell’ incomprensione da doppi sensi più o meno espliciti. Due mesi per spillare l’ invito di bad. A notte inoltrata:
<<vuoi incontrarmi adesso che non ti resisto +?>>
blocco notato dalla mosca
<<SI>>
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MessaggioInviato: Mar Set 02, 2008 6:13 pm    Oggetto: Adv






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