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RISTABILIRE LA VERITA' DEI FATTI E' ANTISEMITISMO?
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MessaggioInviato: Ven Gen 02, 2009 12:33 pm    Oggetto:  RISTABILIRE LA VERITA' DEI FATTI E' ANTISEMITISMO?
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Molto spesso sia io in particolare, sia questo forum in generale, veniamo accuati di antisemitismo per il semplice fatto che ci rifiutiamo di riconoscere un valore particolare e speciale al cosiddetto olocausto del popolo ebreo.

Di più: siamo antisemiti perché, a differenza dei mass media adeguati e conformati, almeno io personalmente do voce alla "dissidenza" ebrea, ai "revisionisti", a tutti coloro che si sono stufati di sentirsi ripetere da decenni in tutte le salse la speciale tragicità di questo massacro, ormai ufficialmente quantificato il 6.000.000 (seimilioni) di morti, di valore superiore a tutti gli altri massacri che l'uomo ha portato avanti nella storia e continua a portare avanti.

Sarò quindi maggiormente accusato nel momento in cui aggiungo queste righe che confermano come ci sia una "industria dell'olocausto" (affermazione non mia ma di vari studiosi ebrei) che ha indubbi vantaggi politici ed economici.

Vediamo un pò, nelle risposte seguenti, quanta mitologia c'è che viene sfruttata per continuare a creare un mito che viene poi protetto dalle leggi "anti-revisionismo" che hanno mandato in galera Irving, Graf e tanti altri e in base alle quali anche io che esprimo educatamente un parere di dissenso e non incito ad alcun odio, potrei comunque essere accusato.

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MessaggioInviato: Ven Gen 02, 2009 12:33 pm    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Ven Gen 02, 2009 12:36 pm    Oggetto:  
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"Misha - Memoria degli anni dell’Olocausto"

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La stampa di Francia e Belgio ha dato ampi resoconti della avventurosa e commovente storia della piccola ebrea Misha Defonseca, apparsa una dozzina di anni fa in un libro fortunato:
«Misha - Memoria degli anni dell’Olocausto», dove l’autrice racconta la sua storia di piccola perseguitata in fuga per mezza Europa, giungendo fino a vivere con dei lupi (2).
Un successone: traduzioni in 18 lingue, un film francese (Survivre avec les Loups), l’interessamento della Walt Dinsey Corp. per un film in USA, l’immancabile invito di Oprah Winfrey.

Poi si è scoperto che anche quello era un falso. A tradire l’autrice (la sua ghost writer, Vera Lee) è stata l’avidità; ad un certo punto hanno querelato l’editore inglese del loro libro, Jane Daniel di Gloucester, accusandola di aver mancato di promuovere il libro in USA e di avere incamerato profitti non contabilizzati.
La Corte superiore del Middlesex decretò un risarcimento di 7,5 milioni di dollari, deplorando l’avido editore che sfruttava una piccola sopravvissuta dai lager.

L’editore ha fatto ricorso (intanto una corte d’appello aveva triplicato il risarcimento, a 22 milioni di dollari: bisogna colpire duro questi antisemiti), e ha arruolato dei detectives privati per scoprire qualcosa a carico di Misha Defonseca, che le consentisse di scongiurare il pagamento miliardario.

Prontamente, i detective hanno contattato una ricercatrice genealogica, Sharon Segreant, la quale ha scoperto che Misha Defonseca si chiamava in realtà Monique De Wael, che era stata battezzata in una chiesa cattolica di Bruxelles nel 1937, e che nel 1943-44, quando secondo il suo racconto errava, piccina di soli sei anni, tra Germania, Polonia e Ucraina, riuscendo a fare amicizia con un branco di lupi, ad uccidere un soldato tedesco e a raggiungere il ghetto di Warsavia da cui poi sarebbe fuggita, ma non senza prima essere stata testimone oculare delle deportazioni e dell’eroica resistenza - in quei due anni, Monique alias Misha frequentava - come una normale bambina belga cattolica - una scuola elementare a Bruxells, e ciò risultava dai documenti scolastici.

La falsa ebrea Misha ha dovuto confessare. Mirabolante più del suo racconto anche la sua ammissione.

«Sì, mi chiamo Monique DeWael, ma l’ho voluto dimenticare fin da quando avevo 4 anni... Dal mio primo ricordo, mi sono sempre sentita ebrea. Certe volte non riesco a distinguere tra la realtà e il mio mondo interiore. La storia del libro è la mia storia, la ‘mia’ realtà».

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MessaggioInviato: Ven Gen 02, 2009 12:41 pm    Oggetto:  
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"L’Angelo al reticolato - La storia vera di un amore sopravvissuto."

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Inverno 1945. Herman Rosenblatt, un ragazzino ebreo, è rinchiuso a Schlieben, una tragica succursale di Buchenwald.
Un giorno, al di là dei reticolati, il lacero, affamato e infreddolito Herman scorge una bambina di nove anni. La bambina si avvicina e gli lancia una mela al di là del filo spinato.
Da quel giorno la bambina - essa stessa ebrea, che però contadini polacchi di un vicino casolare hanno fatto passare come loro figlia, e cristiana - torna a gettargli pane e mele; per sette mesi, fino a quando Herman viene trasferito in un altro lager.

Fine della guerra. Herman Rosenblatt viene liberato e si stabilisce in America. Nel 1957, ventenne a Coney Island, il ragazzo, in cerca di compagnia, si trova ad accettare un «appuntamento alla cieca» con una giovane immigrata polacca di nome Roma Radzicki.
Entrambi si raccontano di come hanno vissuto negli anni della guerra. Roma gli parla di un bambino che aiutò allora a sopravvivere, gettandogli delle mele oltre il reticolato di Schlieben.
Folgorante agnizione: i due si riconoscono, si amano e decidono di unire definitivamente i loro destini. Pochi mesi dopo, si sposano.

Come non riconoscerlo? Fra tutte le memorie dei sopravvissuti alla Shoah, questa è la più commovente.
Tanto che è diventato un libro di successo: «Angel at the Fence - The true story of a love that survived», (L’Angelo al reticolato - La storia vera di un amore sopravvissuto); lo ha scritto dieci anni fa lo stesso Herman Rosenblatt, ormai pensionato e stabilitosi a Miami.
La memoria è pubblicata da Berkley Books, la filiale editoriale di massa di Penguin.

Dire best-seller è dir poco.
Il libro e il suo autore (sempre affiancato dalla moglie, l’ex bambina) sono stati presentati ben due volte nel seguitissimo «Oprah Winfrey Show», dove la anchorwoman libraria più nota di America, Oprah Winfrey, decreta il successo dei grandi libri del momento.

Da lì, innumerevoli articoli sui grandi giornali, interviste su CBS e Hallamark Channel; il libro viene pubblicizzato come il regalo ideale per il Giorno di San Valentino, festa degli innamorati; lo scorso settembre, è apparsa una riduzione per bambini, «Angel Girl»; è in corso la lavorazione del film tratto dalla storia vera più commovente del secolo, «Flower of the Fence» (Il fiore del reticolato) con un budget di 25 milioni di dollari.

L’autore Rosenblatt riceve piogge di diritti d’autore.

Fino al 26 dicembre scorso.

Quando Berkley Book annuncia con un comunicato di aver cancellato il best-seller «Angel of the Fence» dal suo catalogo, di aver rinunciato alla ristampa, e di avere «intenzione di chiedere all’autore e al suo agente Andrea Hurst la restituzione di tutto il denaro che hanno ricevuto per l’opera».

Harris Salomon, il produttore del film tratto dalla bella memoria olocaustica, ha parimenti rinunciato alla produzione: «Rosenblatt mi ha ingannato professionalmente e personalmente», ha detto Salomon.

«Ha un solo modo per chiudere questa storia: tornare all’Oprah Winfrey Show con sua moglie Roma e spiegare perchè ha inventato tutta la storia».

Perchè la storia è falsa. Inventata di sana pianta, come ha scoperto il periodico «The New Republic» dopo un’accurata inchiesta.

Probabilmente, a far nascere i primi dubbi è stato il fatto che Herman e Roma sua moglie abbiano atteso 40 anni prima di raccontare la loro storia vera. Come mai?

Rosenblatt ha spiegato: «Negli anni ‘90, sono stato ferito da un rapinatore che ha fatto irruzione nel mio negozio di televisori. Mentre ero all’ospedale, mi è apparsa in visione mia madre, scomparsa nell’Olocausto, e mi ha detto che dovevo condividere la mia storia d’amore con il prossimo».

Una bella storia di troppo, con un’aggiunta paranormale di troppo.

Così, i giornalisti di The New Republic hanno sottoposto il caso al professor Kenneth Waltzer, direttore della facoltà di Studi Ebraici alla università statale del Michigan. Waltzer ha compulsato la mappa del campo di Schlieben: ed ha scoperto che il solo punto dove un prigioniero o un civile da fuori potevano avvicinarsi al reticolato era a fianco della caserma delle SS.

Compagni di prigionia di Herman Rosenblatt hanno detto che lui non aveva mai parlato della ragazzina che lo nutriva con mele e pane; e se pur c’era una esilissima possibilità che il giovane Herman potesse aver tenuto nascosta quella sua conoscenza, certo agli altri prigionieri non sarebbero sfuggite le mele in suo possesso.

A parte che d’inverno in Polonia, trovare mele è raro anche in tempo di pace... Per di più, i vecchi compagni di prigionia a Schlieben hanno avuto periodici incontri per ricordare i tempi brutti; e Herman Rosenblatt vi partecipava, senza aver mai raccontato quel lato della sua storia.

«Una storia inventata», ha sancito il professor Waltzer.

Non è la prima, come si sa - o come si saprebbe se la stampa italiana ne avesse parlato.

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MessaggioInviato: Ven Gen 02, 2009 12:44 pm    Oggetto:  
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"Frammenti"
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Nel 1999, in Germania, ha avuto un travolgente successo «Frammenti», un libro di 155 pagine in cui l’autore, Binjamin Wilkomirski, rievocava la sua vita di orfano ebreo lituano, internato in due lager successivi:
la vivida incancellabile memoria dei topi che rosicchiavano cumuli di cadaveri, di bambini che per fame si mangiavano le dita fino all’osso.

Tutto vero, tutto tremendo.

Wilkomirski è stato ospite alla Fiera del Libro di Francoforte, ha percorso gli USA a raccontare i suoi vividi ricordi in conferenze finanziate dall’US Memorial Museum, ha ricevuto in USA il «National Jewish Book Award» e, a Parigi, il «Prix Mémoire de la Shoah» .

La fortuna è durata fino a quando si è scoperto che Wilkomirski si chiama in realtà Bruno Doessekker, e che non è un ebreo ma uno svizzero, e nemmeno orfano.

Lo storico elvetico Stephan Machler ha appurato, cercando negli archivi, che il piccolo presunto orfano ebreo non aveva mai lasciato la Svizzera negli anni in cui sosteneva di essere stato ospite di Majdnek ed Auschwitz.

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MessaggioInviato: Ven Gen 02, 2009 12:46 pm    Oggetto:  
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A Sidney, l’editoriale UWA Press ha dovuto mandare al macero una lacerante «memoria di sopravvissuto» per lo stesso motivo.

L’autore, Bernard Holstein, aveva ricordato la sua terribile esperienza di bambino internato ad Auschwitz: come vi fosse stato sottoposto ad esperimenti in quanto cavia umana, come si fosse unito alla resistenza occulta nel lager, come fosse fuggito solo per essere di nuovo catturato, e sottoposto a feroci torture dai cattivissimi nazisti; e come nonostante queste prove, fosse sopravvissuto sano e vegeto.

Al suo editore, come prova, Holstein mostrò il tatuaggio che recava sulla parte interna del braccio sinistro: il numero 111.404, la matricola dell’internato.

Niente certificato di nascita in Germania, nessun testimone che confermasse la sua esperienza nel lager, nessuno che ricordasse il suo arrivo a Sideny da un centro di raccolta a Cipro, dove Holstein diceva di essere giunto dopo la liberazione.

Ma come si fa a dubitare di una vittima olocaustica? Holstein è stato invitato da tante scuole australiane a parlare della sua avventura: un bel modo per attuare il programma obligatorio di «Memoria della Shoah».

A guastare la festa è stata la famiglia adottiva australiana di Holstein: la quale ha rivelato che quel suo figlioccio si chiamava Bernard Brogham, che non era nato in Germania, e - fra l’altro - non è ebreo.

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MessaggioInviato: Ven Gen 02, 2009 12:50 pm    Oggetto:  
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"Il diario di Anna Frank"

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Strani dubbi circondano da oltre 40 anni anche il celebre Diario di Anna Frank.

Sicuramente la poveretta è finita a Belsen (dove la conobbe la madre di Daniel Finkelstein, autore de «L’Industria dell’Olocausto»).

Ma secondo le ricerche del giornalista Brian Harris (1), il padre di Anna, signor Otto Frank, avrebbe affidato la rielaborazione e il rimpolpamento dello smilzo Diario manoscritto originale a Meyer Levin, noto scrittore americano e sionista militante (fu membro dell’Haganah).

Esisterebbe anche una sentenza della Suprema Corte di New York che obbliga Otto Frank a pagare 50 mila dollari di onorario per il lavoro, quello che ha portato alla terza e definitiva edizione del vero Diario di Anna Frank.



1) Brian Harris, «The Anne Frank Diary Fraud», TRB News, 22 febbraio 2002.
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MessaggioInviato: Dom Gen 04, 2009 3:50 am    Oggetto:  
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Caro capitano, gli sciacalli, cioè coloro che traggono benefici dalle tragedie altrui sono sempre esistiti, ciò non toglie che quelle tragedie siano esistite e abbiano fatto tantissime vittime innocenti. Ciò che mi stupisce è parlare del passato per non parlare del presente. Perchè nessuno parla delle menzogne che ci stanno arrivando su ciò che sta succedendo oggi a Gaza? Che per efferatezza non hanno nulla da invidiare al passato?
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Anonymous

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MessaggioInviato: Dom Gen 04, 2009 4:37 pm    Oggetto:  
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Anche se l'argomento non è certamente di quelli che possono contribuire ad una sana e sonora risata, me la sono fatta lo stesso nel leggere alcune delle bufale olocaustiche ormai definitivamente nella leggenda.
Guardate ragazzi, questi signori sono così patetici, così miserabili e poveri di spirito che non riescono nemmeno più a suscitarmi disprezzo, ma solo pena.
La loro miseria morale è pari soltanto alla loro fervida fantasia per fottere i sempre disponibili poveri cog£ioni che ci credono ancora.
Attaccati al business come le cozze al cordame dove vivono e crescono fino ad arrivare nel piatto sottoforma di zuppa in compagnia di arselle e leccornie varie.
Perchè le cozze? Ma perchè "loro" e le cozze hanno qualcosa in comune: la dignità.
Sarei d'accordo in parte con quanto affermi caro Gunale, ma non del tutto.
E' vero ed hai ragione, Gaza grida vendetta!
Sotto gli occhi di tutto il mondo si stà perpetrando un vero e proprio crimine contro l'umanità, e nessuno interviene.
Vi ricordate cosa successe alla Serbia di Slobodan Milosevich quando cercò di impedire l'autonomia del Kossovo? (provincia di sua pertinenza...)
Israele invece non si tocca, loro possono fare tutti i ca$$i che vogliono ragazzi, perchè loro con la storia dell'olocausto si sono arrogati il diritto di assassinare chiunque interferisca con i loro interessi, compresi bambini indifesi sotto le macerie, che però vengono conteggiati come "effetti collaterali"...
Ma non possiamo disconoscere il passato solo perchè il presente ci distoglie l'attenzione, quello che ha postato il Captain è vergognoso Gunale, tu prima riconoscilo, poi parliamo di Gaza.
Del resto sono loro a continuare a menare il torrone fino alla nausea sull'olocausto, allora non si devono poi lamentare se qualcuno un pochino più attento e sveglio della massa, come appunto il nostro Captain, si accorge che qualche conto non torna e chiede spiegazioni.
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